La ‘Normale va a scuola’ è l’iniziativa per le scuole secondarie di II grado promossa dalla Normale di Pisa

Vogliamo dare una piccola carezza simbolica a ciascuno degli studenti e delle studentesse, e dir loro che non sono stati dimenticati, e che il futuro – un futuro di soddisfazioni personali e collettive – resta sempre e comunque alla loro portata.

Scade a mezzanotte di lunedì 20 aprile 2020 il bando per aderire all’iniziativa nazionale LA NORMALE VA A SCUOLA.

Docenti, ricercatori e ricercatrici della Normale si rendono disponibili per tenere lezioni a distanza alle classi interessate, su argomenti e approfondimenti del programma scolastico, un percorso didattico che rappresenta un’opportunità di crescita comune.

Gli insegnanti/le insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado che intendono far partecipare le proprie classi all’iniziativa devono compilare il form online, disponibile cliccando su questo link .

Il network ha intervistato uno dei promotori dell’iniziativa Francesco Morosi, assegnista, classe di lettere e filosofia.

Come nasce l‘iniziativa?

L’iniziativa nasce da una grande amicizia: quella fra la Normale e le scuole secondarie italiane. Un’amicizia per così dire storica: all’atto della sua fondazione, la Normale aveva lo scopo di ‘dare le norme’ a una rinnovata classe di insegnanti da inviare in Toscana e in Italia. Nel corso dei suoi 210 anni di vita, nonostante abbia parzialmente cambiato missione, la Normale ha mantenuto un legame molto forte con le scuole secondarie, un legame di collaborazione fattiva e di grande rispetto: se le scuole superiori italiane non dessero a giovani di ogni estrazione e ogni provenienza una preparazione di base solida, non potrebbe esistere nemmeno lo scopo della Normale, reclutare ogni anno i sessanta giovani più brillanti d’Italia, da portare a Pisa per una formazione universitaria di alto livello. Peraltro, la Normale lavora da tanto tempo con e per le scuole. Ricordo soltanto le due iniziative più qualificanti: i corsi di orientamento universitario (oggi al loro 40° anno di vita) e i corsi di formazione per insegnanti, in collaborazione con l’Accademia dei Lincei. Così, quando abbiamo compreso che cosa avrebbe comportato per le scuole italiane questa emergenza sanitaria, abbiamo subito capito che dovevamo intervenire, per tendere una mano, ancorché simbolica, a un’amica in difficoltà. Su invito del direttore e del vicedirettore della Normale, i nostri docenti e il nostro personale di ricerca si sono mobilitati in forze: con grande generosità ciascuno ha detto “presente”, e ciascuno ha voluto dare il suo contributo. In queste settimane si parla molto, e giustamente, dell’eroismo di molte categorie professionali; ma di rado si sottolinea il grande senso civico e il grande lavoro degli insegnanti e delle insegnanti, che contro ogni difficoltà, tecnica e concettuale, fanno ogni giorno del loro meglio per garantire a studenti e studentesse una continuità didattica. Per noi questo è un gesto di importanza enorme, ed è stato il campanello: dovevamo fare qualcosa, dovevamo far sentire la nostra voce.
Inoltre, pensiamo anche ai ragazzi e alle ragazze che hanno oggi 15, 16, 17 anni, e alle loro famiglie: davanti a un futuro che minaccia di tingersi a tinte sempre più fosche, noi vorremmo far sentire la nostra vicinanza, che è la vicinanza di un’istituzione pubblica e di una comunità di studiosi e studiose. Vogliamo dare una piccola carezza simbolica a ciascuno degli studenti e delle studentesse, e dir loro che non sono stati dimenticati, e che il futuro – un futuro di soddisfazioni personali e collettive – resta sempre e comunque alla loro portata.

Quante iscrizione avete ricevuto, in quanto tempo?

Al momento siamo oltre le 2000 richieste pervenute in poco più di una settimana. Richieste aggregate, perché ogni docente poteva manifestare l’interesse proprio e delle proprie classi per un massimo di tre interventi: dunque il numero di ‘prenotazioni’ sfiora il triplo di quella cifra. E naturalmente le richieste, che ci sono pervenute da singoli docenti, interessano intere classi: alcune delle lezioni che abbiamo proposto hanno quindi una platea potenziale di decine di migliaia di studenti e studentesse

Come si sviluppa il corso online? E’ prevista un’interazione con gli studenti? Un forum/chat al quale contattarvi?
Inizialmente pensavamo di limitarci a utilizzare la piattaforma Google Meet (che è quella in uso per la DaD anche in Normale), e di invitare fino a 250 persone contemporaneamente. Ma la mole di richieste è così alta che stiamo valutando di integrare questo meccanismo (che ci permetterebbe di soddisfare una percentuale troppo piccola di richieste), con un sistema di live streaming, per dare l’opportunità a tutti i docenti e le docenti che ci hanno contattati e alle loro classi di assistere alla lezione. Chi sarà presente nella classe virtuale di Google Meet potrà interagire direttamente, e chi seguirà lo streaming potrà eventualmente porre le sue domande tramite una chat. Ma stiamo ancora lavorando ai dettagli tecnici: il numero di richieste ricevute va davvero ben oltre le nostre più rosee aspettative (con nostra grande gioia!), e ci obbliga a ripensare un po’ la logistica generale.  

Potete fare una prima valutazione degli istituti e delle regioni che hanno aderito?

La provenienza delle richieste è davvero estremamente variegata, in senso geografico come in senso di tipologie di scuole: grazie anche all’esperienza con le altre iniziative con le scuole, abbiamo potuto mobilitare scuole in tutte le regioni d’Italia, e qualche scuola italiana all’estero, e così la mappa ideale si riempie di puntini da Nord a Sud, indiscriminatamente. Questo non ci sorprende: la Normale – e molte delle sue iniziative – hanno uno spirito davvero nazionale, e siamo felici che questa nuova iniziativa interessi così tante persone. Anche sulla tipologia di scuole abbiamo dati molto interessanti: hanno risposto al nostro invito non soltanto i canonici licei scientifici e classici, ma istituti tecnici, licei artistici, e moltissime scuole che ancora non conoscevamo e con cui non avevamo ancora lavorato. 

Sareste disposti a replicare l’iniziativa anche per le scuole secondarie di I grado nell’ipotesi di una ripresa mista a settembre che preveda lezioni off e online?
Stiamo monitorando con grande attenzione l’andamento di questa iniziativa pilota: i risultati fin qui ci mostrano un interesse sincero, che crediamo si spieghi solo in parte con l’emergenza contingente. Pensiamo che ci sia curiosità, e che si avverta, da entrambe le parti, l’esigenza di un legame più forte tra università e scuole medie (inferiori e superiori). Per questo ci piacerebbe pensare di dare continuità anche negli anni prossimi, e anche al di là dell’emergenza coronavirus, a iniziative simili, che magari possano anche interessare altre fasce della popolazione scolastica. Ma ora è ancora un po’ troppo presto per pensarci: siamo concentrati per garantire la riuscita di questo primo progetto pilota.

Ringraziamo il dottor Francesco Morosi, per sapere com’è andata l’esperienza, stay tuned!

Mammaiutamamma il network!

SCUOLA SUPERIORE NORMALE DI PISA

Firma la petizione Per una scuola sicura a settembre

Mammaiutamamma sostiene e condivide la petizione:

Il Miur presenti un piano per una scuola sicura a settembre

 
 

Gentile Ministra Azzolina,

Sono uno dei milioni di genitori che ha avuto modo di ascoltare le dichiarazioni da lei rilasciate durante la trasmissione Rai Che Tempo Che Fa del 5 Aprile 2020. Oltre a far intendere che la scuola non riaprirà fino a settembre, lei ha ipotizzato un ritorno della modalità didattica online anche in autunno.

Ho trovato questa ipotesi sconcertante per diversi motivi. Innanzitutto il digital divide. Come lei sa secondo l’Istat un terzo delle famiglie italiane non dispone di un computer (41% al Sud) e la metà delle famiglie ne ha solo uno a disposizione. Anche ammettendo che il ministero fornisca computer e tablet in comodato d’uso alle famiglie bisognose, rimane la questione della bassa connettività dei piccoli centri urbani, che esclude di fatto dall’accesso alle lezioni in modalità interattiva una buona percentuale di studenti.

Inoltre il contratto nazionale della scuola non prevede la didattica online. Ciò sta producendo una notevole disparità formativa tra istituto e istituto e anche all’interno dei singoli istituti tra classi in cui il corpo docente si adopera, tra mille difficoltà, a insegnare in modalità interattiva e classi i cui docenti assegnano solo compiti in remoto.

Alla luce di queste considerazioni, dichiarare, come lei ha fatto, che la didattica online avrebbe “messo in sicurezza l’anno scolastico” è inesatto. Mentre la cosiddetta didattica online rende possibile la valutazione e il rapporto “verticale” docente-studente, l’esperienza formativa si basa anche sullo scambio di conoscenze orizzontali tra studente e studente. Tale scambio non può essere riprodotto in sessioni online spesso caratterizzate da congestioni di banda, nonché dalle disparità di accesso e competenze, e quindi di trattamento formativo, sopra elencate.

Vista la mancanza, allo stato attuale, di un piano per la messa in sicurezza delle scuole le sottoponiamo con spirito costruttivo alcune idee per una ripresa sicura dell’attività scolastica a settembre:

• A tutti gli studenti, al personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario venga richiesto di indossare la mascherina come requisito essenziale per entrare a scuola

• Ogni scuola venga dotata di robuste scorte di mascherine per ogni evenienza

• Ogni aula venga dotata di dispensatori di gel disinfettante per le mani

• Ogni cattedra venga dotata di detergenti e guanti monouso necessari alla pulizia e all’uso corretto di gessi, lavagne e altri strumenti di lavoro

• Gli addetti alle pulizie della scuola vengano aumentati, stabilizzati contrattualmente, e dotati dei mezzi necessari per effettuare pulizie a fondo dei locali almeno una volta al giorno

• Il personale docente e ausiliario venga aumentato (non tagliato, come previsto attualmente) per sostenere doppi turni ove non sia possibile effettuare la didattica all’interno dell’orario standard

• La dislocazione dei banchi e delle cattedre sia ripensata per mantenere la distanza minima di sicurezza

• Si stabilisca il limite massimo di un occupante per i banchi a due posti

• Ogni classe in cui non sia possibile mantenere la distanza minima di sicurezza venga ricollocata, ove possibile, in un ambiente più spazioso

• Si preveda anche, ove possibile, l’utilizzo di spazi esterni come cortili e giardini, che rimangono, allo stato delle conoscenze attuali, gli ambienti più sicuri contro la diffusione del virus

• In assenza di spazi disponibili, gli studenti delle classi più numerose vengano suddivisi in scaglioni con relativo allungamento dell’orario scolastico (doppi turni) e potenziamento del personale docente e ATA

• In subordine, e solo come estrema ratio, si preveda una didattica ibrida o alternata tra didattica in classe e didattica a distanza

• Ogni scuola tenga inoltre corsi di formazione del personale docente e non-docente prima della ripresa dell’anno scolastico

• Tutti gli studenti vengano formati adeguatamente sui comportamenti da tenere alla ripresa dell’anno scolastico

La recente approvazione di un ingente pacchetto di aiuti a livello europeo per uscire dall’emergenza può essere utilizzato per finanziare queste misure di conversione.

Mantenere l’attuale impianto della didattica a distanza anche a settembre sarebbe un atto grave perché scaricherebbe l’onere della riorganizzazione e della gestione della didattica interamente sulle spalle di docenti, genitori e studenti sollevando il Miur dalle proprie responsabilità.

Se queste misure dovessero rivelarsi insufficienti a fermare la ripresa dei contagi noi saremo pronti a fare la nostra parte. Ma adesso tocca a lei fare la sua.

Un cordiale saluto,

Marco Deseriis

FIRMA QUI

Clicca qui per visualizzare le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Azzolina.

Stay Tuned!

Mammaiutamamma.it

Se vi è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perchè in lui si costruisce l’uomo.” (Maria Montessori)

“Quando una società scialacquatrice ha necessità estrema di denaro, lo sottrae anche alle scuole. Questo è uno dei più iniqui delitti dell’umanità e il più assurdo dei suoi errori.” (Maria Montessori)

Osserviamo la scrittura dei nostri bambini: bella o brutta non importa.

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Quali segni e sintomi? Educare il gesto grafico come un’abilità sportiva. di S. Baldassarre

Nel rispondere alla mamma che chiede se si deve preoccupare della scrittura del figlio in terza elementare, propongo un piccolo articolo su di un tema diffuso, che molti genitori portano in evidenza.

Cara mamma, il suo bambino si applica volentieri nell’apprendimento scolastico, come dice lei. Il suo modo di scrivere, però, non rispecchia questo andamento che appare tutto positivo. Il bambino, bravo a scuola e veloce nell’apprendere, scrive in modo diseguale, alternando momenti di scrittura leggibile e incomprensibile, come la “grafia dei medici” che facciamo fatica a decifrare quando arriviamo in farmacia…

Non sono pochi i casi di bambini intelligenti e vivaci, di “bravi” bambini tutto sommato, dalle scritture “difficili”, con un “brutto” aspetto, che rispecchiano la fatica e lo sforzo nella strada verso la ricerca di una abilità di scrivere che sia stabile.

I genitori si devono preoccupare? Che importanza dare a questo problema? Che rimedi cercare?

La mia risposta alla mamma che ci scrive, ma forse anche a tanti altri genitori, è che suo figlio sta crescendo e si trova in un processo ampio, graduale e non automaticamente lineare, anzi complesso, con salti avanti e a volte passi indietro. Sono proprio questi gli anni preziosi e delicati in cui un bambino è sulla strada per raggiungere molte competenze cognitive, emotive, psico-fisiche. Tra queste, anche una capacità piena di scrivere. Che cosa si intende?

Si intende una scrittura con caratteristiche stabili di chiarezza e leggibilità, non necessariamente “bella”, ma fluida, veloce rispetto al livello scolastico di prestazione, e soprattutto che lo soddisfi. Questa domani sarà la sua scrittura personale, riconoscibile da sé e dagli altri. E sarà lo strumento mentale più adatto per produrre il suo pensiero, per esprimere le sue facoltà e la sua personalità.

Se già oggi suo figlio ha una buona base di capacità, capisco che conosce e da forma senza incertezze e confusioni a lettere e parole per comporre frasi di senso compiuto. Ciò vuol dire che ha avuto un buon apprendimento e un buon insegnamento negli anni precedenti, in cui si impara a scrivere partendo dallo stampato maiuscolo della prima elementare. Se oggi alterna scritture tanto diverse può essere per vari motivi: una certa mancanza di continuità nello sforzo, una ricerca di un modello “da grande”, come un esperimento…, il segno di un umore meno buono, di una eccitazione per qualcosa, di una impazienza o di una piccola ansia più o meno tangibile…, forse un insegnamento non sempre completo sulla tecnica della scrittura. Non giudichi subito. Piuttosto potrebbe chiedergli, nel momento più opportuno: come vedi la tua scrittura, è uguale, è diversa? Come la trovi? Ti piace scrivere? Lo aiuti a osservarla e a dare le sue spiegazioni. Lei stessa capirà di più.

Dunque le direi, non si preoccupi per suo figlio, certamente è un bambino con ottime risorse. Da buona osservatrice e provvida mamma ha notato questa alternanza della scrittura che possiamo chiamare un sintomo da indagare un tantino.

Bisognerebbe, ad esempio, osservare queste sue scritture e anche lui, in situazioni diverse dal momento in cui scrive per capire: quanto è capace di tenere la concentrazione o quanto facilmente si distrae? Si stanca presto o ha una buona resistenza? E poi, come sta seduto mentre scrive, è comodo, stabile? Come impugna la penna, in modo corretto cioè funzionale al gesto grafico? Le risposte possono indicare alcuni accorgimenti per assestare, stabilizzare la capacità di scrivere.

In definitiva, si tratta di sostenerla mentre si costruisce. Scrivere è un’attività fine e complessa. Per quanto il bambino spontaneamente impugni una matita o un pennarello fin da piccolo per scarabocchiare o fare dei primi disegni, non altrettanto è spontanea e naturale l’attività di scrittura. Questa implica una base tecnica (seguire il modello di forma da dare alle lettere, come concatenarle, come rispettarne le proporzioni, i margini del foglio, come mantenere la riga e i margini del foglio, ecc.). Scrivere coinvolge molte abilità che convergono a produrre il giusto gesto grafico che porta al segno scritto. È un percorso che necessita di buone indicazioni essenziali di insegnamento. E non sempre a scuola queste arrivano. Per motivi diversi, per una didattica non sempre omogenea e consapevole. L’educazione del gesto grafico sta meritando nuova attenzione proprio di fronte all’evidenza delle difficoltà grafo-motorie dei bambini. Oggi spesso le scuole chiedono l’aiuto dell’educatore del gesto grafico, qualificato per affiancare gli insegnanti nell’impostare e seguire un buon apprendimento negli anni della scuola primaria.

Dunque come genitore, dopo aver considerato i sintomi della scrittura nel quadro dello sviluppo del bambino, va preso in considerazione di fargli fare un certo allenamento. Come farebbe se volesse imparare uno sport: la sua abilità di scrivere. Nella mia esperienza, ho visto che è possibile recuperare o stabilizzare una buona scrittura quando la immaginiamo come traguardo di abilità e assumiamo di intraprendere insieme al bambino un allenamento con un senso sportivo: un po’ di sfida con se stessi, un po’ di volontà, un po’ di umiltà, il senso di gioco e la guida di un allenatore… L’educatore del gesto grafico può aiutare i genitori in questa scelta e su questo cammino.

Cyberbullismo, verso una nuova educazione 4.0

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Care mamme, cari genitori

il network è da tempo coinvolto nella sensibilizzazione contro i fenomeni di Cyberbullismo. Oltre 2 milioni di adolescenti, oggi, sono costantemente connessi su Whatsapp, Facebook, Instagram, Snapchat e altri social network, non consapevoli della fragilità e dei rischi dell’identità digitale. La realtà virtuale appartiene alla generazione tecnologica, ma è pervasiva e anonima.

A partire dal 3 giugno 2017 è entrata in vigore la legge n. 71 contentente, le disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyber bullismo.

Il provvedimento definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

o di realtà, mentre il secondo in un piano digitale – possiamo affermare che entrambi invadano la vita reale dei bambini e degli adolescenti, anche quando i soprusi sono perpetrati attraverso cellulare o computer.

Ciò che preoccupa è il silenzio che accompagna e sostiene queste prevaricazioni.

Si stima infatti che solo 1 minore su 10 informi un adulto dell’essere stato vittima di bullismo offline o online. In Italia il dato sembra essere ancora più elevato: sempre secondo la ricerca di Telefono Azzurro e DoxaKids quasi il 23% dei bambini e degli adolescenti vittima di bullismo non ne ha parlato con nessuno.

Il dato che emerge dall’indagine mostra che 1 vittima su 6 non avvisa nessuno di quanto sta accadendo (15%) e questa percentuale sale a quasi 1 ragazzo su 5 (19%) tra i 14 e i 15 anni. Le vittime di cyberbullismo molto spesso non si confidano, in particolare per paura e vergogna o perché credono che nessuno possa aiutarli. Quando lo fanno si rivolgono prevalentemente ai genitori: nel 61% dei casi alla mamma e nel 47% al papà. 1 su 4 si rivolge agli amici. Chiede aiuto all’insegnante solo il 4% degli intervistati. Alla mamma si rivolgono di più le femmine (72% vs 49%), mentre i maschi tendono a chiedere più aiuto agli amici (30% vs 21%) che crescendo hanno un ruolo sempre più importante: se alle scuole medie si rivolge agli amici il 19,4% dei ragazzi, nei primi due anni delle superiori la percentuale sale al 20,6% e al 29,3% negli ultimi tre anni delle superiori. Ad un’analisi più approfondita è possibile evidenziare un’inversione di tendenza all’aumentare dell’età: se la richiesta di aiuto ai genitori è più frequente nella preadolescenza (11-12 anni), gli adolescenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori chiedono aiuto molto più spesso agli amici e ai fratelli: la percentuale sale infatti dal 30% degli studenti delle scuole medie al 40% di quelli frequentanti gli ultimi anni delle superiori.

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E’ importante quindi insegnare ai ragazzi a riconoscere e denunciare fenomeni che emarginano i loro coetanei, responsabilizzare il corpo docente, sensibilizzare i gruppi sociali di adulti e adolescenti e assistere le famiglie.

La prossima settimana intervisteremo una mamma del network che testimonierà la sua esperienza personale,

Stay tuned!

La Notte Bianca delle Donne vi aspetta il 30 settembre a Roma

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Care mamme, cari genitori,

Si tiene a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne, la Notte Bianca delle Donne, sabato 30 settembre 2017 dalle 17 alle 3 del mattino: concerti, letture, proiezioni, performances, spettacoli teatrali, laboratori adulti e bambini, offerti dalla casa per la città.

E’ un evento gratuito aperto a tutte/tutti da 0 a 99 anni.

La Casa Internazionale delle Donne, ha sede nel complesso monumentale chiamato “Buon Pastore” (fin dal ‘600 adibito a reclusorio femminile), destinato nel 1983 al welfare femminile. A partire dal 1992 è stata riconosciuto organismo preposto a valorizzare la politica delle donne, offrire servizi e consulenze.

La Notte Bianca delle donne offre circa 40 eventi nelle sale interne e negli spazi esterni della Casa, è un laboratorio di partecipazione delle associazioni della casa, una tappa del percorso di apertura alla città, un momento di incontro e condivisione.

La fascia pomeridiana dalle 17,00 alle 20,00 vede alternarsi: laboratori per bambini, panel e seminari, documentari, reading di poesie, lezioni di danza , musica corale e installazioni multimediali.

La fascia serale dalle 20,30 a 00,30 prevede concerti, proiezione cinematografica, letture per bambini, mostre fotografiche, fino alla fascia notturna, chiusura prevista alle ore 03:00 con dj set, concerti e colazione in giardino.

La notte bianca è un’occasione per conoscere la storia della Casa Internazionale delle Donne, da anni impegnata nella lotta per la parità di genere, un laboratorio dove si coniugano l’incontro, le relazioni internazionali, la promozione dei diritti, della cultura, delle politiche, dei “saperi” e delle esperienze prodotte dalle donne e per le donne, che viene frequentata da oltre 30.000 donne l’anno.

Ma la notte bianca è anche occasione per conoscere la città e i suoi servizi, come il Risto-Bistrò L’Una e L’Altra che utilizza solo prodotti biologici e selezionati anche per Vega e Vegetariani.

Rilassarsi, leggere sulle amache, passeggiare, fare domande, cercare risposte, immaginare, conoscere, stare insieme.

Per info: 

segreteria@casainternazionaledelledonne.org

06 68401720

Iscrizioni scolastiche 2017/2018: ultima settimana di apertura

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Care mamme, cari genitori,

affrettatevi, vi ricordiamo che questa è l’ultima settimana per effettuare l’iscrizione alle scuole d’infanzia, primarie e secondarie per l’anno 2017/2018.

Le iscrizioni secondo la Circolare Ministeriale n. 10 del 15/11/2016, sono aperte dalle ore 8:00 del 16 gennaio 2017 alle ore 20:00 del 6 febbraio 2017.

La procedura di iscrizione si effettua solo online per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado statali. Occorre registrarsi al sito del Ministero dell’Istruzione, Iscrizioni online.

Le iscrizioni alle sezioni di scuola dell’infanzia, sono escluse dal sistema “Iscrizioni on line”, e sono effettuate con domanda da presentare all’istituzione scolastica prescelta, dal 16 gennaio 2017 al 6 febbraio 2017.

Per le iscrizioni online, dopo aver ricevuto le credenziali dell’utenza, al proprio indirizzo email, si accede al servizio e si può procedere alla compilazione della domanda.

Per iscrivere i propri figli è necessario possedere il codice meccanografico della scuola scelta, per trovarlo, qualora non ve lo fornisse direttamente la scuola, e non foste in grado di rintracciarlo sul sito dell’istituto, è possibile effettuare la ricerca sul sito Scuola in Chiaro.

Basta inserire il nome dell’istituto prescelto per effettuare una ricerca rapida, potete quindi verificare tra i risultati attraverso la mappa e effettuare confronti selezionando due differenti istituti.

Una volta terminata la compilazione è possibile visualizzare la domanda per controllare le informazioni inserite, prima di inoltrarla. L’operazione di inoltro è irreversibile, una volta effettuato, la domanda non può più essere modificata. E’ possibile invece dopo l’invio all’Istituto consultare lo stato della domanda nel proprio account.

Con lo stesso account potete iscrivere tutti i vostri figli, a conclusione dell’iscrizione del primo figlio basta selezionare il bottone “Presenta una nuova domanda di iscrizione” per procedere con il secondo.

Il servizio on line permette di presentare una sola domanda per ciascun alunno consentendo, però, ai genitori, di indicare anche una seconda o terza scuola/Centro di formazione professionale cui indirizzare la richiesta, nel caso in cui l’istituzione di prima scelta non avesse disponibilità di posti per l’anno scolastico 2017/2018.

Per le informazioni sulle iscrizioni all’asilo nido e alle scuole primarie e secondarie di Roma è possibile consultare anche il sito di Roma capitale, sezione Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici, Politiche della Famiglia e dell’Infanzia.

Stay Tuned!

Scrivete a rachele@mammaiutamamma.it

Punire non serve a nulla, intervista al pedagogista Daniele Novara.

punireCare mamme, cari genitori,

Mammaiutamamma ha intervistato Daniele Novara, pedagogista, autore del libro, Punire non serve a nulla. L’articolo e l’intervista sono a cura della mamma del network Costanza Amoruso,  musicoterpista e laureanda in scienze dell’educazione.

“Essere genitori ai giorni nostri non è cosa facile: abbiamo evidentemente e finalmente, direi, abbandonato i paradigmi educativi autoritari del passato, superato il vecchio sistema normativo, partecipiamo ad una modificazione continua della struttura familiare.

Mai come oggi i genitori sono orientati a fare di tutto per far crescere bene i propri figli, per farli stare al centro delle loro attenzioni, per questo è forte il fermento innovativo verso nuove forme di educazione e nuovi disegni relazionali con i propri figli; ma grande è anche la confusione e forte la possibilità di cadere in errori dovuti al vacillare tra tendenze educative innovatrici e vecchi modelli che ancora ci appartengono.

I genitori, avendo ormai nettamente rifiutato i principi autoritari e violenti di prassi educative passate, si trovano in un impasse e sperimentano cercando consigli, improvvisando nuove tecniche educative.

Anche la scuola italiana descrive esattamente questa fase di passaggio: passiamo da scuole prive di spazi esterni se non angusti cortili in cemento, alla moda delle scuole nel bosco, da maestre vecchio stampo diplomate decine di anni fa alle scuole magistrali che elargiscono punizioni, valutano numericamente ogni apprendimento dei bambini, escogitano tecniche più o meno coercitive e punitive per far tacere i bambini , impiegano tutte le loro energie per mortificare quei corpi in continuo movimento, a maestre magari laureate, che concepiscono il corpo dei bambini come risorsa e mezzo di apprendimento cognitivo, sociale ed emozionale, che lavorano usando tecniche creative, che propongono lavori di gruppo, che educano all’ascolto reciproco e all’empatia.

I genitori si immolano per i figli, adattano a loro i tempi della vita quotidiana, abbandonano i loro interessi per seguire quelli dei figli, costruiscono una vita bambino centrica: ma questo ha spesso effetti paradossali, disastrosi per la vita sia dei genitori che dei figli. Bambini tiranni che non tollerano la minima frustrazione da una parte e genitori vessati dai figli dall’altra.

Daniele Novara, uno dei più autorevoli pedagogisti italiani, fondatore del CPPP Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti e responsabile scientifico della della Scuola Genitori, nei suoi tre bestseller, Urlare non serve a nulla, Litigare fa bene e Punire non serve a nulla, sembra proprio avere l’intento di accompagnare i genitori in questo periodo di disorientamento e confusione e di fargli recuperare il significato del loro compito educativo.

Novara spiega che le urla, le punizioni, i castighi non sono pratiche utili, anzi, sono controproducenti e ci spiega come è possibile farne a meno. Costruendo delle relazioni profonde e forti con i nostri figli, basate sull’ascolto e sulla condivisione, è possibile creare un ambiente familiare dove non ci sentiamo costretti a ricorrere alle punizioni.

Forse ci verrebbe da dire: “é facile da dire … ma quando proprio non ti ascoltano, devi ripetere mille volte le cose … ti rispondono male … io urlo e lo metto in punizione!” Ma se ci fate caso i bambini più puniti sono i bambini più “monelli”… e allora dobbiamo capire se nasce prima l’uovo o la gallina …

Io non penso che la risposta sia banalmente quella che i più monelli sono i più puniti perché hanno più motivi per esserlo. Io penso che dobbiamo provare ad uscire dal binomio figlio monello-punizione ed inserire nel discorso il tema della relazione educativa ed affettiva tra il bambino ed il genitore e cominciare a chiederci:

Lui, il figlio monello, non ci ascolta … ma noi lo ascoltiamo? Lui si sente ascoltato da noi?”

Lui, il figlio monello, non rispetta le regole … ma sono regole adatte alla sua età? Sono regole che abbiamo condiviso con lui?”

Lui, il figlio monello, ci risponde male … semplicemente … perché? Forse ci sta punendo di qualcosa che secondo lui abbiamo sbagliato?”

Lui, il figlio monello, conduce una vita adatta alla sua età ed alle sue esigenze fisiologiche ed affettive?”

Vale per tutti, ma probabilmente ancora di più per i bambini: il comportamento è comunicazione. La comunicazione va letta, va interpretata e gli va data una risposta che sia il più possibile congrua con la richiesta.

Daniele Novara spiega passo dopo passo come creare un ambiente familiare in cui punire non sia più necessario, partendo da alcuni semplici punti di base: costruire il corretto gioco di squadra fra genitori; adattare richieste e indicazioni all’età dei figli, dall’infanzia all’adolescenza; dare un sistema di regole chiaro e trasparente; stabilire la giusta distanza relazionale. Perché con una buona organizzazione, educare senza punizioni si può, facendosi ascoltare davvero dai figli e costruendo con loro un rapporto forte e profondo.

Ecco allora come risponde alle nostre domande:

Il suo libro Punire non serve a nulla è il terzo manuale di un percorso iniziato con Urlare non serve a nulla e Litigare fa bene. Da tecnico invita genitori ed educatori a organizzarsi bene e agire strategicamente a seconda dell’età evolutiva dei bambini/ragazzi evitando il coinvolgimento emotivo e allora le chiediamo:

Quale sono le migliori strategie per non cadere nella trappola emotiva e maturare il distacco che spesso manca ad un genitore? La strategia migliore è quella del gioco di squadra, su cui indubbiamente siamo ancora molto carenti. A volte i genitori tra di loro enfatizzano l’elemento emotivo, un genitore aggredisce il figlio trasformandolo in un colpevole e l’altro genitore accentua ulteriormente questo tipo di dinamica psico-emotiva piuttosto tragica per un figliolo, quindi a volte il gioco di squadra c’è ma purtroppo nella logica sbagliata, ossia quella dell’enfasi emotiva: “sei cattivo, anche il papà te lo dice…vero papà? … Si, è cattivo!”… in questo modo non si va da nessuna parte. Il gioco di squadra deve essere viceversa in funzione di mettere dei paletti dal punto di vista dell’organizzazione educativa perche è ciò che manca alla cultura italiana; di emozioni ne possiamo esportare fino in Australia ma l’ organizzazione è proprio una nostra carenza anche un po’ antropologica. I figli fanno le spese della nostra mancanza di organizzazione e in questo momento la fragilità emotiva dei genitori italiani lascia delle tracce estremamente critiche. Ogni giorno i giornali ci rimandano qualcosa di particolarmente problematico, oggi per esempio tutti i giornali riportano il fatto che fino a 35 anni 2 figli su 3 sono ancora in casa, anche se lavorano; I sociologi “allineati” ci raccontano che il problema è delle case che sono poche e che costano molto ma è una stupidaggine, perché gli italiani hanno tantissime case, abbiamo l’indice maggiore di tutto il mondo di rapporto tra abitazioni e popolazione invece il problema è educativo. Continuando a trascurare l’educazione dei figli, delle scuole e degli insegnanti stiamo creando un vuoto che poi riempirlo sarà sempre più difficile. I genitori sono soli nella loro fragilità, la società non se ne occupa, abbiamo 12 milioni di genitori in difficoltà.

Che differenza c’è tra una regola e una punizione?
Parlare di differenza tra regola e punizione è come parlare della differenza tra l’acqua e il fuoco. Una differenza proprio ontologica, direbbero i filosofi. Allo stesso tempo capisco la sua domanda in quanto la confusione è totale. Qualche giorno fa una mia amica giornalista mi ha detto: ” Daniele, ho letto il tuo libro però ogni tanto noi gli togliamo il giochino elettronico, le ho detto “ascolta, se gli togli il giochino elettronico non è che stiamo parlando di una punizione, stiamo parlando di una regola” . Facciamo attenzione, se chiediamo ad un adolescente di sistemarsi non tutta la sua stanza ma almeno il suo letto non stiamo parlando di una punizione; se chiediamo ad un bambino di 10 anni di aiutare la mamma e fare qualche lavoretto in cucina, mettere ordine o andare a fare la spesa non stiamo parlando di una punizione, stiamo parlando di procedure che appartengono alla legittima autonomia dei bambini e dei ragazzi. Appare piuttosto originale che dopo essere stati eccessivamente concessivi e consumistici, improvvisamente ci ricordiamo che abbiamo sbagliato e allora proponiamo una regola giusta come punizione, questo è veramente il modo errato, è come dire ad un adolescente: “ecco, per punizione vai a fare un campo di lavoro estivo!” capisce che è un errore perché il campo di lavoro estivo è un valore, ha un valore in se , non può essere una punizione.


Qual è il progetto di Scuola Genitori e del suo Centro rispetto al progetto educativo, d’istruzione nazionale?
La scuola genitori sopperisce a quello che dovrebbe essere una linea di lavoro istituzionale, ossia, come dico sempre nelle mie conferenze, bisognerebbe che quando una mamma esce dal reparto di ostetricia, con il suo pargolo appena nato, le venisse dato, a lei e alla famiglia, non semplicemente una serie di prodotti di marketing ma anche un libretto delle istruzioni dal punto di vista educativo. L’educazione è la cosa più importante: per esempio sapere come e quando gestire il processo di autonomia sfinterica (togliere il pannolino), è importantissimo, se un genitore sbaglia e toglie il pannolino di giorno e non di notte , il pannolino può restare fino a 7-8 anni. Se un genitore toglie il pisolino a 3 anni solo perché la moda è questa, poi si trova in prima elementare un bambino che ha dormito pochissimo nei due anni precedenti, che è fuori uso, non riesce a reggere la scuola o viceversa la regge perché tanto la scuola chiede sempre pochissimo ma è sempre in crisi, sempre distratto, in difficoltà sui processi di apprendimento. Se un bambino di 2 anni trascorre 2 ore al giorno davanti ai video schermi non possiamo pretendere che poi impari a parlare correttamente perché le ricerche sono implacabili, tutto questa invadenza tecnologico digitale sta creando ritardo nel linguaggio, così come sta creando ritardi nel sistema dell’apprendimento del leggere e scrivere l’utilizzo precoce della tastiera. La scuola genitori fa questo, a fronte di una situazione di totale trascuratezza del bisogno dei genitori di avere informazioni, non consigli, noi non diamo consigli, ce ne guardiamo bene, non abbiamo nessuna pretesa di dare consigli, ma di dare quelle informazioni che salvano la vita dei nostri figli.”

Ringraziamo il professor Novara per il suo impegno e la sua disponibilità e Costanza Amoruso per il suo contributo alle riflessioni del network,

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