Osserviamo la scrittura dei nostri bambini: bella o brutta non importa.

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Quali segni e sintomi? Educare il gesto grafico come un’abilità sportiva. di S. Baldassarre

Nel rispondere alla mamma che chiede se si deve preoccupare della scrittura del figlio in terza elementare, propongo un piccolo articolo su di un tema diffuso, che molti genitori portano in evidenza.

Cara mamma, il suo bambino si applica volentieri nell’apprendimento scolastico, come dice lei. Il suo modo di scrivere, però, non rispecchia questo andamento che appare tutto positivo. Il bambino, bravo a scuola e veloce nell’apprendere, scrive in modo diseguale, alternando momenti di scrittura leggibile e incomprensibile, come la “grafia dei medici” che facciamo fatica a decifrare quando arriviamo in farmacia…

Non sono pochi i casi di bambini intelligenti e vivaci, di “bravi” bambini tutto sommato, dalle scritture “difficili”, con un “brutto” aspetto, che rispecchiano la fatica e lo sforzo nella strada verso la ricerca di una abilità di scrivere che sia stabile.

I genitori si devono preoccupare? Che importanza dare a questo problema? Che rimedi cercare?

La mia risposta alla mamma che ci scrive, ma forse anche a tanti altri genitori, è che suo figlio sta crescendo e si trova in un processo ampio, graduale e non automaticamente lineare, anzi complesso, con salti avanti e a volte passi indietro. Sono proprio questi gli anni preziosi e delicati in cui un bambino è sulla strada per raggiungere molte competenze cognitive, emotive, psico-fisiche. Tra queste, anche una capacità piena di scrivere. Che cosa si intende?

Si intende una scrittura con caratteristiche stabili di chiarezza e leggibilità, non necessariamente “bella”, ma fluida, veloce rispetto al livello scolastico di prestazione, e soprattutto che lo soddisfi. Questa domani sarà la sua scrittura personale, riconoscibile da sé e dagli altri. E sarà lo strumento mentale più adatto per produrre il suo pensiero, per esprimere le sue facoltà e la sua personalità.

Se già oggi suo figlio ha una buona base di capacità, capisco che conosce e da forma senza incertezze e confusioni a lettere e parole per comporre frasi di senso compiuto. Ciò vuol dire che ha avuto un buon apprendimento e un buon insegnamento negli anni precedenti, in cui si impara a scrivere partendo dallo stampato maiuscolo della prima elementare. Se oggi alterna scritture tanto diverse può essere per vari motivi: una certa mancanza di continuità nello sforzo, una ricerca di un modello “da grande”, come un esperimento…, il segno di un umore meno buono, di una eccitazione per qualcosa, di una impazienza o di una piccola ansia più o meno tangibile…, forse un insegnamento non sempre completo sulla tecnica della scrittura. Non giudichi subito. Piuttosto potrebbe chiedergli, nel momento più opportuno: come vedi la tua scrittura, è uguale, è diversa? Come la trovi? Ti piace scrivere? Lo aiuti a osservarla e a dare le sue spiegazioni. Lei stessa capirà di più.

Dunque le direi, non si preoccupi per suo figlio, certamente è un bambino con ottime risorse. Da buona osservatrice e provvida mamma ha notato questa alternanza della scrittura che possiamo chiamare un sintomo da indagare un tantino.

Bisognerebbe, ad esempio, osservare queste sue scritture e anche lui, in situazioni diverse dal momento in cui scrive per capire: quanto è capace di tenere la concentrazione o quanto facilmente si distrae? Si stanca presto o ha una buona resistenza? E poi, come sta seduto mentre scrive, è comodo, stabile? Come impugna la penna, in modo corretto cioè funzionale al gesto grafico? Le risposte possono indicare alcuni accorgimenti per assestare, stabilizzare la capacità di scrivere.

In definitiva, si tratta di sostenerla mentre si costruisce. Scrivere è un’attività fine e complessa. Per quanto il bambino spontaneamente impugni una matita o un pennarello fin da piccolo per scarabocchiare o fare dei primi disegni, non altrettanto è spontanea e naturale l’attività di scrittura. Questa implica una base tecnica (seguire il modello di forma da dare alle lettere, come concatenarle, come rispettarne le proporzioni, i margini del foglio, come mantenere la riga e i margini del foglio, ecc.). Scrivere coinvolge molte abilità che convergono a produrre il giusto gesto grafico che porta al segno scritto. È un percorso che necessita di buone indicazioni essenziali di insegnamento. E non sempre a scuola queste arrivano. Per motivi diversi, per una didattica non sempre omogenea e consapevole. L’educazione del gesto grafico sta meritando nuova attenzione proprio di fronte all’evidenza delle difficoltà grafo-motorie dei bambini. Oggi spesso le scuole chiedono l’aiuto dell’educatore del gesto grafico, qualificato per affiancare gli insegnanti nell’impostare e seguire un buon apprendimento negli anni della scuola primaria.

Dunque come genitore, dopo aver considerato i sintomi della scrittura nel quadro dello sviluppo del bambino, va preso in considerazione di fargli fare un certo allenamento. Come farebbe se volesse imparare uno sport: la sua abilità di scrivere. Nella mia esperienza, ho visto che è possibile recuperare o stabilizzare una buona scrittura quando la immaginiamo come traguardo di abilità e assumiamo di intraprendere insieme al bambino un allenamento con un senso sportivo: un po’ di sfida con se stessi, un po’ di volontà, un po’ di umiltà, il senso di gioco e la guida di un allenatore… L’educatore del gesto grafico può aiutare i genitori in questa scelta e su questo cammino.

Dislessia: il ruolo dei genitori, l’amore per la lettura e l’aiuto nell’apprendimento

Cari genitori

oggi la mamma del network, Sarah Di Vincenzo, laureata in Logopedia all’Università di Roma Tor Vergata, che lavora presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, dove si occupa di disturbi acquisiti del linguaggio, ci da alcuni preziosi consigli per migliorare l’autostima e aiutare i nostri figli.

Di Sarah di Vincenzo

Un numero significativo di bambini italiani soffre di disturbo di lettura. Stime recenti calcolano che in media, in ogni classe di 20 bambini, vi sia almeno un bambino affetto da dislessia (circa il 4% della popolazione). La scarsa informazione verso questo disturbo porta, talvolta, a considerare pigri, svogliati o poco interessati i bambini che ne soffrono.

La difficoltà di lettura compromette non solo le capacità di apprendimento e il rendimento scolastico, ma può influire in modo negativo sull’autostima e sul conseguente sviluppo psico-emotivo dei bambini che ne soffrono.

Come è possibile aiutare il bambino con disturbo di lettura a migliorare il rendimento scolastico e ad alleviare lo stress ad esso relativo? La figura del genitore acquista, in quest’ottica, un ruolo attivo determinante, oltre ad essere di fondamentale incoraggiamento e di importante sostegno può, attraverso la messa in opera di opportune strategie, diminuire la fatica e la frustrazione legate al momento dei compiti.

Un importante punto di partenza, oltre che di riflessione, è dato dalla necessità di favorire l’interesse e l’amore per la lettura in tutti i bambini e, in special modo, dei bambini dislessici. L’interesse verso il materiale scritto si impara sin da piccoli.

Un amore precoce per i libri può trasformarsi più facilmente in piacere della lettura; iniziare questo percorso già nei primi anni di vita significa aiutare il bambino a maturare un interesse più profondo per l’apprendimento e a trovare, progressivamente, un senso agli obiettivi perseguiti attraverso lo studio.

Dedicare alcuni momenti a leggere insieme fiabe e racconti, fornisce al bambino l’opportunità di godere del piacere della lettura, senza la richiesta di alcuno sforzo, contribuendo a fargli scoprire il libro in un’ottica diversa, più emotiva e affettiva. La lettura diviene, così, un momento di svago e una sana consuetudine familiare, che consente al bambino di non associare il materiale scritto, solo ed esclusivamente, alla sfera dei doveri scolastici.

Per avvicinare il bambino alla lettura è consigliabile non imporre libri scelti da noi. E’ importante lasciargli la possibilità di decidere autonomamente. Avete mai provato, ad esempio, a trascorrere un po’ di tempo insieme in libreria? I bambini, lasciati a curiosare nell’area a loro dedicata, saranno certamente attratti da qualcosa di loro interesse e troveranno pane per i loro denti.

I libri, inoltre, a casa come a scuola, devono essere accessibili. I bambini devono poterli prendere in mano, toccare, sfogliare e leggere. Per questo non è consigliabile sistemarli in luoghi per loro irraggiungibili. Se il bambino si mostra affezionato a un libro in particolare sarà utile rileggerlo più volte insieme, conoscendo già l’argomento trattato, il bambino, infatti, sarà  in grado di anticiparne parte dei contenuti. La lettura insieme deve essere un processo di facilitazione attivo, commentando e anticipando i contenuti, riscontrando esperienze reali, fornisce, un fondamentale stimolo allo sviluppo della fantasia e dell’intelligenza del bambino. 

Il momento dei compiti rappresenta un momento delicato e faticoso per i bambini con disturbo di lettura. I bambini e i ragazzi dislessici, poiché hanno bisogno di più tempo ed energie per lo svolgimento dei compiti a casa, necessitano di una metodologia di studio che li sostenga e li aiuti attraverso un approccio al testo quanto più consapevole e strategico.

E’ molto importante, invece, trasferire loro l’idea che lo scopo della lettura è principalmente la comprensione di ciò che si legge. In tal senso, sarà utile, prima di iniziare a leggere, chiedere al bambino di prestare particolare attenzione al titolo, ai sottotitoli del testo da imparare, di fare delle anticipazioni e delle inferenze sui suoi contenuti, di individuare le parole scritte in neretto e/o corsivo e di utilizzare le immagini per farsi un’idea sul contenuto.

Assicuratevi che vostro figlio conosca il significato delle parole incontrate nel testo e, in caso contrario, aiutatelo a trovarne il significato sia insegnandogli a estrapolarlo dal contesto della frase sia, ove necessario, a utilizzare il dizionario, per i bambini di scuola elementare si raccomanda l’uso di un dizionario adattato all’età.

L’uso degli schemi rappresenta un importante aiuto all’apprendimento del testo. Gli schemi, in maniera sintetica e con minore sforzo, rendono possibile fissare meglio gli argomenti trattati a scuola. Nella schematizzazione l’uso di colori diversi per sottolineare differenti concetti fa da ancoraggio visivo e contribuisce alla memorizzazione.

L’aiuto dei genitori è fondamentale. Essi, però, non devono né sostituirsi ai bambini, né lasciargli un eccessivo grado di autonomia nello studio. Valutate la possibilità di affiancare ai vostri figli per i compiti una persona esterna, che sappia intervenire nella giusta maniera, sollevando il bambino, con opportune strategie, dalla eccessiva fatica del compito.

Ricordate anche che tra gli strumenti compensativi più efficaci e flessibili per le difficoltà di lettura c’è il computer. Il PC, facilitando il compito (ad esempio, attraverso l’uso di programmi di videoscrittura che prevedono il correttore ortografico e/o con sintesi vocale, oppure attraverso l’uso di software didattici e di libri digitali, oltre che di software rieducativi specifici), contribuisce a dare allo studente una maggiore autonomia e sicurezza nello studio.

Ma soprattutto, incoraggiate sempre molto i vostri ragazzi e rallegratevi con loro anche dei piccoli progressi ottenuti! Le affermazioni positive, non solo in campo scolastico, ma anche in altre attività ricreative (sport, musica, ad esempio) fanno sentire bravo il bambino infondendogli una maggiore fiducia circa le proprie capacità. Non dimenticate, inoltre, l’importanza di trascorrere insieme del tempo libero giocando. Con i più piccoli, ad esempio, potrete sbizzarrirvi nella creazione di filastrocche, con giochi di rima e di assonanze. Con i bambini più grandi potete giocare insieme a scacchi, a memory, o a giochi di carte, tutte attività che contribuiscono, attraverso il gioco, a sviluppare la concentrazione, le abilità strategiche, di memoria e di manualità!

Gandhi

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