Le guide utili della Asl Roma I per i genitori ai tempi del Covid.

Questa settimana il network segnala, per la sezione informamma, le importanti iniziative della ASL di Roma, rivolte ai genitori. L’impegno del network è mirato alla diffusione e condivisione di iniziative, informazioni e politiche a sostegno della famiglia, per favorire equilibrati ambienti di vita e apprendimento.

Questa settimana il network segnala, per la sezione INFORMAMMA, le importanti iniziative della ASL di Roma rivolte alle famiglie. Sono le guide di supporto ai genitori nella gestione dell’emergenza sanitaria. Nell’attesa di ricevere chiare indicazioni operative, a livello nazionale e locale, sulla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, la comunità si organizza.

E così, per i bambini dell’ultimo anno della scuola d’infanzia, l’Azienda Sanitaria Locale di Roma 1, grazie al team del TSRMEE (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione dell’ Età Evolutiva), ha preparato e pubblicato sulle piattaforme web della ASL, un importante opuscolo con proposte di attività da svolgere insieme ai piccoli. Clicca qui per scaricare l’opuscolo.

Questa guida pratica è a cura della logopedista Graziella Fancello e della terapista di neuropsicomotricità dell’età evolutiva, Valentina Grassi, che suggeriscono semplici esercizi-gioco per stimolare e osservare lo sviluppo delle abilità dei propri figli, fornendo ai genitori le necessarie indicazioni.

L’obiettivo è quello di supportare i genitori nelle attività di gioco con le competenze metafonologiche (abilità di manipolazione dei suoni che formano le parole), con l’attenzione visiva (capacità di esplorare il materiale visivo e focalizzarsi su una richiesta) e con le attività di pregrafismo e di coordinazione visuo-motoria.

Insieme alle attività per i più piccoli, altro importante strumento di supporto per i genitori, fornito dalla ASL Roma 1, è la guida sulla gestione dei figli con disordini FASD, sia bambini che adolescenti, redatte dal CRARL (Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio). Il #lockdown è una fase delicata per tutti, queste indicazioni sono finalizzate a consentire ai genitori di affrontare nel modo migliore la situazione prima e dopo la pandemia. Clicca qui per scaricare l’opuscolo.

L’impegno del network è mirato alla diffusione e condivisione di iniziative, informazioni e politiche a sostegno della famiglia, per favorire equilibrati ambienti di vita e apprendimento.

Stay tuned @mammaiutamamma!

Mio figlio scrive male: è un problema? Le disgrafie nei bambini e negli adolescenti

 

SerenaDomande di una mamma a Serena Baldassarre, educatrice della scrittura, counsellor relazionale, grafologa.

La mamma e il papà di un bambino che frequenta la scuola primaria, specialmente dal terzo anno in poi, ricevono dall’insegnante giudizi poco buoni sul suo rendimento scolastico. In particolare lamentano che scrive male, in modo illeggibile, lentamente, e non riesce a tenere il ritmo del dettato. In effetti, i quaderni del bambino sono molto disordinati; la scrittura non segue le righe, le lettere sono molto irregolari nelle proporzioni e nelle forme. Quando si tratta di fare i compiti a casa, per lui è come il fumo agli occhi mettersi a scrivere un riassunto o anche un problema, con le cifre che non stanno bene in colonna, nelle operazioni. Il tutto è una tortura! E ciò accade dopo che nei primi due anni di scuola, il bambino ha ricevuto l’insegnamento di base della scrittura.

Scrittura di un bambino di 8 anni

Scrittura bambino 8 anni
Scrittura bambino 8 anni

 

Il percorso scolastico e le capacità del bambino non sono allineati: è una questione di didattica o di apprendimento? Come regolarsi?

Da quanto ho visto nella mia esperienza, aggiungo che spesso una cattiva scrittura porta con sé altre difficoltà a catena, per il bambino: disaffezione allo studio, alla scuola, all’insegnante; concentrazione e motivazione che scadono rapidamente; sicurezza di sé in pericolo. Di conseguenza, peggiorano le relazioni tra il bambino e il suo ambiente (genitori, insegnanti, compagni). Tutto questo insieme crea una vera situazione problematica e si rischia di perdere la bussola. Che cosa sta succedendo?

I genitori si imbattono spesso in queste domande e non sanno valutare se una cattiva scrittura che si afferma è un problema che richiede attenzione, oppure che si risolverà da solo, con il passare del tempo e la crescita del bambino. Spesso non sanno a chi rivolgersi per capire: a volte l’insegnante rileva solo il problema ma, anche lui, non ne ha una conoscenza sufficiente ad orientare i genitori. Sorge il dubbio che debba intervenire il medico, il neuropsichiatra infantile, precisamente. E così ci si dibatte tra il non saper che fare e aspettare, e il fare troppo, sottoponendo in questo caso il figlio a impegnativi ed estenuanti esami di valutazione neurologica, forse inutili. Nei casi descritti sopra, il primo passo da fare è domandarsi se vostro figlio sia disgrafico.

Che cos’è la disgrafia? Si manifesta con una scrittura troppo difficoltosa, lenta e maldestra rispetto all’età del bambino. Fa parte del gruppo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) che si manifestano nell’età evolutiva e riguardano circa il 17% della popolazione italiana in età scolare. Riguarda quindi sia i bambini, sia i pre-adolescenti e gli adolescenti. Nella mia esperienza, tratto anche ragazzi che frequentano la scuola media, sia inferiore che superiore.

Scrittura di un ragazzo 12enne

Scrittura ragazzo 12 anni
Scrittura ragazzo 12 anni

 

I DSA comprendono disturbi diversi che possono comparire isolati o combinati (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia). Sono stati regolati dalla legge 8 ottobre 2010 n. 170 (nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico). Sono definiti ‘specifici’ perché riguardano solo un ambito di capacità strumentali in presenza di facoltà intellettive e sensoriali normali. Possono essere risolti con buoni esiti mediante un intervento di riabilitazione, eseguito da professionisti.

Chi può rilevare una disgrafia? In genere, sono gli insegnanti a segnalare il problema. Se sono informati sui DSA e sulle professionalità competenti, possono indicare ai genitori di rivolgersi ad un rieducatore della scrittura.

Chi è il rieducatore della scrittura? È un professionista formato per rilevare e trattare la disgrafia con un intervento di recupero delle capacità di scrittura e anche del gusto di scrivere. La scrittura riveste una funzione strumentale di comunicazione ma anche una, psicologica, di espressione di sé. In base alla sua osservazione del bambino, anche mentre scrive, e dei suoi quaderni, il rieducatore può rilevare se ci sia disgrafia e di che entità (lieve, grave). Di seguito può proporre ai genitori un percorso di rieducazione in cui poter ristabilire, insieme al bambino, un gesto grafico corretto e corrispondente alla sua situazione psico-fisica.

La diagnosi medica è sempre consigliata? Nei casi gravi o complessi, lo stesso rieducatore consiglia i genitori di far eseguire una diagnosi di competenza sanitaria. Questa serve proprio ad escludere patologie e disturbi che possono accompagnare la ‘cattiva scrittura’, come ad esempio la dislessia, un disturbo della visione ecc. Diverse strutture pubbliche si sono attrezzate per questo compito, anche se i tempi di attesa possono essere lunghi. La diagnosi è comunque consigliata nei casi complessi per poter valutare con quale tipo di intervento ‘attaccare’ il problema: logopedia, optometria, psicomotricità, ecc., prima di una rieducazione della scrittura.

Che cos’è la rieducazione della scrittura? È un metodo di recupero e stabilizzazione del gesto grafico che fa riavvicinare il bambino ad una scrittura sua, ‘sostenibile’ e personale, che gli ridà la soddisfazione perduta o mai raggiunta. Si attua mediante attività e tecniche diverse (di movimento, di espressione, di disegno o pittura, di scrittura), ideate con creatività e metodo dal rieducatore, seguendo un percorso di ricostruzione progressiva sia della capacità tecnica che della sicurezza di sé. L’ingrediente principale di questa relazione d’aiuto è la fiducia che il bambino ripone nel rieducatore. Conquistarsi questa fiducia è il primo obiettivo del buon rieducatore.

Aspettiamo i vostri commenti. Se i temi di questa intervista vi suscitano curiosità, possiamo aprire una rubrica per continuare il dialogo con successivi argomenti e interventi. Siete quindi invitati a segnalarci le vostre esperienze, difficoltà e richieste di approfondimento. Noi abbiamo in mente alcuni temi della crescita dei nostri figli (il linguaggio, la psicomotricità, le disabilità in famiglia) ma aspettiamo anche le vostre proposte.

Se volete rivolgere qualche domanda all’esperta di disgrafie, potete scrivere al nostro sito specificando se la risposta può essere pubblica oppure preferite ottenerla in privato. In tal caso, indicate la vostra mail.”

Stay Tuned!
info@mammaiutamamma.it

Intervista a Gianluigi de Palo, ideatore e promotore dell’iniziativa #iostoconipasseggini

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Care mamme, cari genitori,

per le interviste del network, Rachele Bonani ha sentito Gianluigi De Palo, promotore di quella che rappresenta non solo una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione collettiva, ma anche uno stile di vita rivolto a migliorare gli standard di convivenza e le condizioni di giustizia sociale. 

#iostoconipasseggini è l’hashtag che diventa subito virale, circa 1.000 sono le famiglie che, sabato 4 ottobre, hanno affollato il Campidoglio, per dire no ad aumenti ingiusti e arbitrari.

Nato a Roma, 38 anni, Gianluigi di famiglia se ne intende. Nel 2009 è presidente delle Associazioni Familiari del Lazio, dal 2011 al 2013 è assessore alla Famiglia nella giunta Alemanno. Tra i vari progetti realizzati, il Quoziente RomaAttualmente è stato eletto Consigliere Comunale di Roma, con la Lista Civica Cittadini, X Roma, di cui è Capogruppo.

Buongiorno Gianluigi, quanti figli hai? 

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Cosa significa avere una famiglia numerosa a Roma?

Significa avere investito nella bellezza. E significa anche tante difficoltà in una città che tutto è fuorché a dimensione familiare. Ma questo vale anche per chi ha un solo figlio. 

Che servizi offre la capitale per i bambini e le famiglie?

Roma avrebbe bisogno di tutta una serie di servizi rivolti alle famiglie e ai bambini. Qualche tempo fa avevamo iniziato a mettere in rete l’esistente, raccontandolo valorizzandolo. Le famiglie vanno in difficoltà quando restano sole, farle conoscere crea comunità. Oggi purtroppo non si prosegue in quella linea concreta e realistica, e non voglio fare polemiche,  ma si parla di città a misura di bambino come se i bambini nascessero sotto i cavoli e non avessero una mamma, un papà o una rete familiare… 
#iostoconipasseggini come nasce l’iniziativa e come cresce?

L’idea è nata prendendo spunto dall’assurdo aumento delle tariffe nido avvenuto durante l’estate e dopo che le iscrizioni all’asilo erano già avvenute. Ma a questo ci penserà il TAR. #iostoconipasseggini non è un movimento, è un tema, una proposta, una priorità! L’Italia fa pochi figli perché farli è diventato difficilissimo, eppure c’è un grande desiderio di famiglia come ci hanno mostrato anche gli ultimi dati Censis. Per questo tanta gente sta dicendo #iostoconipassegginiscegliendo di mettersi dalla parte dei passeggini, dei più piccoli e indifesi, di chi ha a cuore il futuro del nostro Paese che, ormai, non fa più figli. Le mamme e i papà che si sono lasciati coinvolgere non si riconoscono in un’appartenenza politica, ma nella consapevolezza che senza politiche familiari adeguate non andiamo da nessuna parte.

Quante famiglie ti hanno contattato e hanno aderito?
In Campidoglio eravamo quasi mille, ma la cosa più bella è che a Padova, Verona, Foggia, Napoli, Catania, Como e Milano, stanno nascendo gruppi spontanei che si riconoscono in questo tema è che ci chiedono di aderire. La mia risposta è sempre la stessa: se state dalla parte dei passeggini e se volete mettere al centro dell’agenda politica del Paese la famiglia, andate in una piazza con i vostri passeggini vuoti e, sorridenti, dite #iostoconipasseggini.
Secondo il giudizio di molti l’asilo nido è una scelta, in realtà molto spesso è una necessità per le famiglie con entrambi i genitori lavoratori e i parenti anziani, credi che il nido sia un parcheggio per i nostri figli?
Io credo che l’asilo nido oggi sia l’unica scelta possibile e che nemmeno tutti ne possano beneficiare. Mi spiego: non sarebbe meglio, alla luce dei costi di un asilo nido a Roma, dare l’opportunità alle famiglie di scegliere? Se mio figlio al nido costa al Comune di Roma circa 1.300 euro, non sarebbe meglio ricevere 650€ e dare a me l’opportunità di scegliere cosa fare? In questo modo azzereremmo la lista di attesa e permettere ad una famiglia di scegliere se: portare il bimbo al nido, pagare una baby sitter, concordare con l’azienda un part time per me o mia moglie, chiedere aiuto ai nonni e utilizzare i 650€ per pagare il mutuo… Le famiglie vorrebbero arrivare alla fine del mese con qualche soldo in più: cosa ce ne faremo tra qualche anno di 1000 asili nidi se non facciamo più figli? 
Da ex assessore alla famiglia come spieghi che le istituzioni cambiano unilateralmente  le carte in regola, in deroga ad accordi già siglati coni cittadini? 
Amministrare è difficilissimo e decidere non piace mai a nessuno. Ma nel caso degli aumenti dei nidi a Roma è stato fatto un errore incredibile per pigrizia. Se avessero fatto delle simulazioni, se avessero perso tempo incontrando le persone vere, se non avessero trattato le famiglie come un file Excel tra i tanti, non avremmo avuto questa sollevazione popolare. Lo sapete quale è la migliore politica familiare? Se non puoi fare nulla, non aumentare le tariffe.
La legge non è uguale per tutti?
Sembra di no. Ma quando a violarla è un Sindaco o un’amministrazione comunale diventa preoccupante perchè tutto diventa relativo. La gente si domanda: perchè lui può fare il gioco delle tre carte e io sono costretto a trovarmi un secondo o terzo lavoro per dare un futuro alla mia famiglia? Tuttavia abbiamo tutti una coscienza e se il Sindaco sbaglia non dobbiamo sbagliare anche noi. 
E’ giusto che per affermare dei diritti garantiti dalla costituzione e per crescere delle famiglie felici si debbano fare tutti questi sforzi?
Questa è la follia, non solo a Roma. È giusto che mentre nel resto d’Europa chi fa un figlio viene valorizzato e aiutato, in Italia si deve sentire abbandonato e colpevolizzato? Mi auspico che il Presidente Renzi, che è anche padre di tre figli, faccia qualcosa di concreto per aiutare le famiglie. Questi 80 € sono un segnale, ma purtroppo il mutuo o l’asilo non lo paghiamo con i segnali. Serve una riforma seria siamo ad un punto di non ritorno. O adesso o mai più.
Quali sono le prossime date cruciali di questa battaglia?
Continuare sempre e dovunque a tenere alta l’attenzione su questo tema. Domandare a tutti #iostoconipasseggini e tu? Siamo stati a Teramo, andremmo nelle altre città che ci stanno contattando perché si tratta di una priorità nazionale…
L’economista francese Jacques Attali sostiene che non si può parlare di crescita in un continente, l’Europa, e in uno stato, l’Italia, dove le nascite sono quasi pari allo zero, senza nuovi nati non esiste futuro per il paese, cosa serve allora concretamente per favorire una politica delle nascite e il sostegno alla genitorialità?

Lo scorso anno, secondo l’Istat, sono venuti al mondo 514.308 bebè (il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni), circa 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e 62 mila in meno rispetto al 2008. Basterebbe questo dato per rabbrividire. Cosa si può fare? Rompere le scatole dicendo a gran voce #iostoconipasseggini, prima o poi qualcuno capirà che fare famiglia è la startup più vantaggiosa che abbiamo. Renzi, guarda utente famiglie, sono il futuro del nostro paese: non vogliono elemosina, ma equità!

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L’intervista a Caterina Mirenzi mamma del network fondatrice di CWork Agency

A mom and son playing with building blocks

Cari genitori,

come tutti sanno settembre con l’inizio delle scuole e la ripresa delle attività rappresenta il periodo di caccia frenetica alla baby sitter e ai collaboratori domestici.

Alla scelta o necessità dei genitori di lavorare entrambi è legata l’esigenza di trovare un riferimento educativo e sentimentale per i propri figli, se non si ha la famiglia vicino. Lo Stato non aiuta, né con il dopo-scuola, né con servizi aggiuntivi affidati al terzo settore, magari negli stessi istituti scolastici.

Così le mamme tra autogestione e impresa si organizzano per promuovere e creare servizi per la famiglia. Sul tema oggi mammaiutamamma.it propone l’intervista ad una mamma del network, Caterina Mirenzi fondatrice dell’agenzia C/work Agency, che dal 1992 in uno dei quartieri più suggestivi di Roma, Trastevere, progetta e realizza  il servizio di ricerca e selezione del personale ed in particolare di personale di servizio.

C/Work secondo un sistema ormai collaudato da 13 anni, accoglie la descrizione della persona richiesta e dopo accurate selezioni, attenendosi al profilo descritto, propone il suo personale.

E così anche Caterina è una donna che sceglie di essere un’imprenditrice grazie alla creatività data dalla nascita, unendosi alla schiera di professioniste descritte sul Corriere del 17 settembre da Elvira Serra e per noi risponde alle domande di mamnet:

Quali sono le esigenze delle mamme di oggi? Essere affiancate da persone brave, x attitudine o esperienza,  a svolgere le mansioni richieste;

Come sono cambiate le richieste di aiuto domestico? Si esigono sempre piu’ persone valide  professionalmente, e’ stato un ruolo lavorativo improvvisato x molto tempo 

Cosa consiglieresti ad un genitore che deve scegliere una tata? Di essere precisi nella scelta del profilo che occorre alla casa e attenti nella successiva selezione e scelta della persona

Quali sono i requisiti di una buona tata? Passione e attitudine x il proprio lavoro, esperienza verificabile  (referenze)

Quali sono i passaggi necessari per assicurarsi della affidabilità di una tata? Osservazione nel comportamento sul lavoro: puntualita’, comunicazione trasparente ed efficace,energia e presenza fisica e mentale

Tre libri che consiglieresti ad una mamma tua amica? Manuale di puericultura ed. Garzantine; I no che aiutano  a crescere Asha Phillips, ; Siddhatra H. Hesse

Cosa vorresti trovare nel network mammaiutamamma.it? Riferimenti utili e sicuri di professionisti e servizi x le famiglie e x le donne,

Grazie Caterina,

e anche voi diteci cosa ne pensate e segnalateci le vostre esperienze positive rispetto all’accudimento dei vostri figli!

Stay Tuned

Da Nonna Bruna a Pescara tra sapori, famiglia e nascite

NONNABRUNA

Il network MammAiutaMamma è una rete universale che ci lega sulla base di un’esigenza comune: aiutarsi nell’educazione e crescita dei figli.

E così accade che gli incontri importanti per alimentare le informazioni del network avvengano anche intorno ad una tavola bandita di emozionanti portate, composte magistralmente da Nonna Bruna, a Pescara, sorseggiando un buon bicchiere di Cococciola.

E’ lì che abbiamo conosciuto Lorenzo e la vitale nonna Bruna. Una cena tra amici, la scoperta di un ambiente raccolto, intimo ed elegante insieme alla bontà di sapori di mare genuini, freschi e naturali!

Lorenzo e Silvia sono genitori di Maria, di 14 mesi, dal confronto con il territorio e dall’esperienza nasce l’iniziativa Bonfim Baby Planner, che vi invitiamo a seguire.

Grazie a loro veniamo a conoscenza dell’attività di consulenza gratuita a Roma, nell’ambito del FERTILITY DAY, che vi vogliamo segnalare:

18 maggio e 8 giugno 2013 la dott.ssa Iamarrone sarà lieta di dedicare, a tutti coloro che vogliano discutere sulle problematiche relative alla fertilità o avere un parere sul proprio caso clinico, un colloquio individuale/di coppia gratuito, presso il proprio studio:

Via Oderisi da Gubbio, 3 int. 2 Roma (vicino Viale Marconi).

Per uno svolgimento fluido della giornata e per evitare attese è preferibile prenotarsi chiamando i seguenti numeri: 06 83903444; 3289782373

 Stay tuned

Il sondaggio: si può essere madri e professioniste affermate allo stesso tempo?

Mammaiutamamma si propone di riflettere e discutere con voi su una delle questione più controverse e complesse della nostra società:

si può essere madri e professioniste affermate nello stesso tempo? 

Anne-Marie Slaughter, direttore del Policy Planning del Dipartimento di Stato 2011 sostiene che è ancora dominante la cultura del “tempo macho” tra i professionisti: competizione spietata per lavorare di più, uscire dall’ufficio più tardi, fare più nottate, viaggiare in tutto il mondo e fatturare le ore extra rese possibili dal cambiamento di data.

La scelta sarebbe dunque ridotta : senza figli=carriera, con i figli=disoccupazione o lavoro di routine. E così su 190 capi di Stato solo 9 sono donne. Nelle aziende le percentuali di donne al vertice si ferma al 15-16%.

In Germania, il ministro della famiglia nel 2007, Ursula Von Der Leyen, madre di sette figli, ha riformato il congedo di genitorialità estendendolo a 14 mesi per figlio con il 67% dello stipendio versato a chi accudisce il bambino. Risultato: la percentuale di papà in congedo di paternità nel 2012 è arrivata al 25%.

Se i leader investissero più tempo nella famiglia sarebbero più consapevoli delle ricadute nella vita privata delle loro scelte politiche