Terapia occupazionale per i bambini, la conoscete?

La Terapia Occupazionale per i bambini, intervista alla dott.ssa Martina Ficcadenti, sull’opportunità del recupero delle disabilità attraverso la terapia occupazionale.

Intervista a cura di Serena Baldassarre a Martina Ficcadenti martinaficcadenti

terapia occupazionale

La Terapia Occupazionale per i bambini. La conoscete?

Con questa intervista alla dott.ssa Martina Ficcadenti, terapista occupazionale, apriamo il discorso su di un nuovo ambito di trattamento delle difficoltà di crescita e adattamento dei bambini: la terapia occupazionale.

Che cos’è ed in quali casi si ricorre alla terapia occupazionale per i bambini?

NelI’età evolutiva, i bambini e i ragazzi che possono essere affetti da malattie fisiche e psichiche con disabilità temporanee e permanenti possono essere presi in cura dal Terapista Occupazionale. Con lui ci si pone l’obiettivo di sviluppare e migliorare la capacità d’agire del bambino nella sua vita quotidiana, favorendo e valorizzando i suoi interessi, in un processo graduale di inclusione nei suoi ambienti di vita: la casa, la famiglia, la scuola e anche nei vari contesti extrascolastici.

Che ruolo svolge, quindi, il Terapista Occupazionale?

Il terapista occupazionale lavora con i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie, aiutandoli a costruire competenze che si sono “interrotte” a causa del trauma o della malattia, e consentendo così di fare le loro attività significative, con partecipazione personale. Le attività sono quelle quotidiane e possono quindi includere tutte quelle della crescita e dello sviluppo, ma anche l’alimentazione, il gioco, le abilità sociali, e l’istruzione. Il terapista occupazionale tratta anche i bisogni psicosociali dei bambini e dei giovani per fare in modo che diano significato alla loro vita quotidiana. In una parola, egli promuove la performance occupazionale, e si è rilevato, con gli studi, che il bambino che intraprende un percorso di Terapia Occupazionale già da molto piccolo, avrà maggiore possibilità di raggiungere, crescendo, un grado di autonomia alto.

Come lavora in concreto?

Il Terapista Occupazionale attua il proprio intervento riabilitativo anche modificando i fattori ambientali, fa consulenza su ortesi e ausili offrendo supporto, in una visione olistica, a scuola e/o in famiglia, promuovendo l’adattamento del bambino all’attività da svolgere per il superamento delle barriere attraverso le ADL (attività di vita quotidiana), le attività finalizzate di tipo psico-sociale. Inoltre agisce in équipe con altri specialisti (ad esempio il pediatra, l’ortopedico, il neurologo), può progettare e personalizzare l’uso di ausili per il movimento, può valutare l’accessibilità domiciliare e l’abbattimento delle barriere architettoniche, a fronte di specifiche disabilità del bambino. I Terapisti Occupazionali lavorano con un approccio centrato sulla persona e svolgono la loro pratica basata sulle evidenze scientifiche (evidence-based health care). Sono professionisti qualificati che trovano le soluzioni ai problemi quotidiani. La Terapia Occupazionale viene praticata in una vasta gamma di ambiti, compresi gli ospedali, i centri per la salute, il domicilio, i luoghi di lavoro, le scuole e le case di riposo.

Come si forma e si qualifica un terapista occupazionale? Questa professione è nuova in Italia?

La Terapia Occupazionale (T.O.) è una professione sanitaria della riabilitazione che promuove la salute e il benessere attraverso l’occupazione. Per occupazione si intende una qualsiasi attività, l’individuo svolga, che sia finalizzata e per lui significativa. La terapia occupazionale, utilizza le occupazioni come mezzo e scopo del trattamento riabilitativo di un paziente con disabilità fisiche o cognitive. Viene anche definita ergoterapia, cioè terapia mediante il lavoro. La sua nascita risale ai primi anni del ‘900, negli USA. Il primo ambito in cui esplose l’apprezzamento ed il bisogno di terapia occupazionale fu quello delle patologie mentali, in un periodo storico in cui ci si apriva a metodi di cura inclini alla partecipazione dei malati nel mondo reale, attraverso attività in cui dovevano impegnarsi e dalle quali spesso riuscivano a ricavare un qualche guadagno, se non addirittura un lavoro vero e proprio. Dopo la prima guerra mondiale, si creò un enorme bisogno di terapia occupazionale verso i molti reduci, che, per la grande richiesta, poteva essere fornita solo da personale preparato. Fu così che nacque l’AOTA nel 1917 con l’organizzazione di scuole specifiche per la formazione del terapista occupazionale, che diventò una vera e propria professione. Il Decreto del 17 gennaio 1997, n. 136, ne definisce il profilo professionale. Oggi la Terapia Occupazionale appartiene alla Classe di Laurea L/SNT2 “Professioni sanitarie della riabilitazione” con un corso di durata triennale. I laureati acquisiscono le basi per comprendere i fondamenti della fisiopatologia e della clinica applicati alle patologie fisiche e psichiche che si associano a disabilità e le basi metodologiche per poter collaborare al processo diagnostico e ai programmi terapeutici per prevenire o ostacolare le disabilità. Possono svolgere la loro attività professionale presso strutture assistenziali e sociosanitarie del Sistema Sanitario Nazionale e strutture sanitarie e riabilitative private. Il Corso di Laurea in Terapia Occupazionale è attivo in 8 Atenei italiani: 2 a Milano, 2 a Roma, 1 a Bologna, 1 a Padova, 1 a l’Aquila e 1 a Chieti.

terapia occupazionale per bimbi

Arriva dalla Silicon Valley la soluzione per conciliare lavoro e famiglia

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Sono proprio i colossi del social network a lanciare la proposta, Twitter e Facebook adottano la criogenesi per garantire alle proprie lavoratrici, la maternità, potendola rimandare per dedicarsi di più e meglio al lavoro.

Per molti è Sheryl Sandberg la mente di questa nuova trovata aziendale. Classe 1969, direttore operativo di Facebook, 66°donna più influente al mondo, secondo Forbes, madre di due figli, autrice del testo Lean in, che analizza le cause per cui le donne faticano ad affermarsi nel mondo del lavoro e suggerisce come rimuovere questi ostacoli.

Un dibattito acceso negli Stati Uniti, negli ultimi anni, che è nato dalle riflessioni di leader e top manager, rosa. A partire da Anne Marie Slaughter, consigliera di Obama, fino all’amministratore delegato di Yahoo, Marissa Mayer e le dirigenti Indra Nooyi, Virginia Rometty, Mary T. Barra, si continua a discutere sulla conciliazione tra famiglia e lavoro.

Facebook è la prima azienda ad offrire un bonus che copre tutte le cure per la fertilità, fino a un massimo di 20 mila dollari, il colosso guidato da Tim Cook, avvierà la procedura a partire dal gennaio 2015. Un beneficio e un investimento sulle donne secondo Brigitte Adams, creatrice del forum Eggsurance.com, mentre per la ex dipendente di Facebook e scrittrice Kate Loss si tratterebbe di ridurre la vita umana ad una clausola contrattuale per garantire i ricavati dell’azienda.

La crioconservazione degli ovuli è una tecnica complessa, gli ovuli, pieni di acqua, possono formare cristalli di ghiaccio, nel processo di congelamento, capaci di comprometterne l’integrità.

In Italia l’approvazione della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, ha vietato il congelamento degli embrioni e ha prodotto lo studio alternativo della crioconservazione degli ovuli. La cura non è semplice, bisogna assorbire massicce dosi di ormoni per produrre i numerosi ovociti da prelevare, che saranno conservati nell’attesa di essere utilizzati, se non compromessi durante lo scongelamento.

Quello che è certo è che, anche in questo caso, si chiede alla donna di privarsi di qualcosa per ottenere parità in carriera, e voi:

siete d’accordo con la crioconservazione degli ovuli come soluzione per lavorare di più senza rinunciare alla famiglia?

è questo secondo voi il modo giusto di conciliare vita familiare e vita professionale?

Scriveteci a:

rachele@mammaiutamamma.it

Segue l’intervista alla ginecologa del network Francesca Donadio

Stay Tuned!

#iostoconipasseggini, scade domani alle 15 il termine per partecipare al ricorso collettivo

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Care mamme, cari genitori,

oggi vogliamo dar voce anche noi alle famiglie che si battono contro gli aumenti delle tariffe degli asili nido di Roma.

#iostoconipasseggini è l’hashtag lanciato dall’ex assessore alla Famiglia della giunta Alemanno, Gianluigi de Palo, catalizzatore dell’iniziativa che ha visto scendere in piazza del Campidoglio, sabato 4 ottobre, oltre 1000 famiglie.

La determinazione di Gianluigi ha generato la solidarietà delle famiglie più abbienti, pronte a sostenere chi non può permettersi la retta per il terzo figlio, ma soprattutto ha portato al ricorso collettivo al TAR del Lazio.

L’udienza per la sospensiva degli aumenti delle tariffe degli asili nido di Roma è stata fissata dal TARil 22 ottobre 2014, da qui, la necessità di accelerare i tempi per coloro che vogliono intervenire nel giudizio.  L’ultimo giorno utile sarà giovedì 9 ottobre 2014 fino alle ore 15.


Per ulteriori informazioni potete chiamare lo 06/671072494- 72461

La sentenza arriverà alla fine di ottobre.

#ilnetworkstaconipasseggini perchè crede che le istituzioni non debbano cambiare le regole in corsa scoraggiando ogni istinto alla genitorialità, ma debbano essere al fianco delle famiglie, promotrici di un equo sistema di welfare.

Stay tuned!

di R. Bonani

 

 

Womenomics, l’impresa si tinge di rosa!

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Care mamme,

oggi continuiamo a discutere sul tema mamme e leadership e lo facciamo pubblicando un estratto del libro di Gianpaolo Bonani, L’impresa aumentata, che ci racconta la womenomics.

Il termine è stato coniato da Kathy Matsui, partner giapponese della banca d’affari Goldman Sachs, che ha voluto stimare il contributo aggregato che le donne danno allo sviluppo dell’economia mondiale.

Economia e impresa al femminile, come dice Alain Touraine, “le donne stanno diventando motore di un cambiamento politico perchè possono immaginare un modello sociale alternativo a quello maschile, ormai vecchio di secoli, entrato in crisi.”

E così il nostro autore descrive l’economia rosa e il suo potenziale.

“Nel 1950 le donne erano un quarto dei lavoratori. Oggi sono il 58%. Se in Italia l’occupazione femminile uguagliasse quella maschile l’avanzamento del PIL sarebbe del 22 per cento. Le piccole imprese a conduzione femminile sono nate in Italia nell’ultimo quinquennio al ritmo di 20.000 ogni anno, quasi sempre senza sostegni pubblici particolari e spesso senza analisi di mercato. Su 6 milioni di imprese, quelle guidate da donne sono il 23 %, cioè oltre 1,3 milioni.

Le startup rosa non sono occasionali, ma un fenomeno continuo. Le donne sono ottime imprenditrici dell’e-commerce. Le imprenditrici che gestiscono negozi su eBay erano oltre 5.000 nel 2011. Sul versante commerciale è sempre più rilevante la presenza femminile in rete.

Ci sono oltre 2 milioni di mamme sui social network e sui blog. Digital Mom è un fenomeno internazionale che porta le madri a consultarsi per risolvere i problemi di gestione casa-lavoro e per gli acquisti di prodotti di prima necessità domestica.

 Nella famiglia cellulare, padre, madre, figli, lei non ha più i compiti forzati della famiglia allargata tradizionale. Che abbia studiato o no, che lavori o gestisca l’economia domestica, conta per la metà della vita di casa. La madre “domestica” non è più maggioritaria e la “donna attiva” è il riferimento che s’impone. Non è più al servizio di un uomo, è libera nei suoi movimenti e percorre il mondo”. La descrizione corrisponde allo stereotipo della donna dei paesi economicamente benestanti, anche se non coglie l’immagine completa del più grande motore dell’economia mondiale, il consumo femminile.

La centralità della donna nell’economia viene conclamata. Non è solo una questione di marketing, che punta a massimizzare i comportamenti d’acquisto dell’esercito femminile. I sociologi sono convinti che si stia entrando in un’epoca segnata dalle virtù femminili. La donna è un animale razionale che possiede l’istinto al feed-forward “grazie alla sua maggiore capacità di relazionamento reciprocante”, dice Stefano Zamagni. La donna ha un sistema motivazionale in cui prevalgono le componenti intrinseche (etiche) e trascendenti (spirituali) che non si basano quindi  solo sulla ricompensa in denaro e potere (tendenza prevalente nel maschio). “La donna tende a privilegiare la competizione cooperativa – quella del win-win – piuttosto che con la competizione posizionale – quella del superstar effect: winner takes all, the loser loses everything. Ora, non vi è chi non veda come, con l’attuale traiettoria tecnologica basata sul lavoro di squadra, sia la competizione cooperativa a ottenere i migliori risultati.

La vera diversità delle donne viene dall’esperienza di cui sono portatrici. Sono state rinchiuse per troppi secoli nel privato. La loro irruzione nello spazio politico è la fine di una vistosa assenza. Sono portatrici, non per caratteristiche psicologiche ma storiche, di un nuovo interesse per la sfera pubblica, proprio in quanto tradizionalmente escluse. Le rivendicazioni femminili sono globali, hanno un discorso più inclusivo. È un processo lungo e che non dobbiamo valutare con gli occhi del passato. Gli uomini sono rivoluzionari, le donne sono democratiche. Sono capaci di elaborare progetti di riforma di società. 

 Scarica QUI il capitolo integrale

Stay Tuned!

MammAiutaMamma incontra Zingaretti, giovedì 31 gennaio, ore 17.30, Teatro Piccolo Eliseo, Roma

Prima-Persona

Giovedì 31 gennaio 2013 alle ore 17.30 al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi, MammAiutaMamma partecipa all’incontro Welfare, cultura, beni comuni per una crescita innovativa, inclusiva e sostenibile, organizzato da Prima Persona Lazio.

Nicola Zingaretti, candidato governatore della Regione Lazio, si confronta con le proposte delle associazioni del territorio e dei cittadini. Partecipazione e condivisione sono la chiave del movimento Prima Persona che attraverso la sua rete civica diffusa è impegnata nella promozione di un innovativo stato sociale.

Mammaiutamamma ha aderito all’iniziativa per presentare le attività, il percorso e le proposte che già realizza localmente e globalmente. Per garantire crescita demografica, innovazione sociale e pari opportunità proponiamo:

1) la costituzione di un fondo di microfinanza domestica destinato ad attività imprenditoriale femminile, mamme single e precarie, per favorire l’empowerment femminile, attraverso la conversione dei fondi per le auto blu e le spese di rappresentanza della Regione;

2) la diffusione di asili nido aziendali, e corsi di formazione e aggiornamento professionale on line (e-learning) durante la maternità per favorire il reinserimento e l’avanzamento delle donne dopo la gravidanza, de-localizzazione del lavoro che garantisca alle mamme flessibilità negli orari grazie all’uso della tecnologia e al rafforzamento intranet aziendali, riconoscimento della rilevanza penale per il reato di mobbing ;

3) il finanziamento regionale e la creazione di una rete locale coordinata e efficiente di centri antiviolenza, per il reinserimento sociale delle donne e minori che beneficiano dei programmi di protezione, formazione e aggiornamento degli assistenti sociali impegnati nella mediazione familiare;

4) agevolazioni fiscali, in particolare deduzione spese correnti per liberi professionisti come incentivo alla lotta all’evasione fiscale oltre a migliorare il potere di acquisto delle famiglie;

5) il rafforzamento e promozione della rete di solidarietà per neomamme Vicine, Vicine realizzata dal Melograno Roma, aiuto volontario per donne in gravidanza o neomamme, con l’obiettivo di creare un centro nascite e accoglienza coordinato ai consultori per accompagnare le donne in questo importante inizio;

6) il riconoscimento del mestiere di genitori con la creazione di un fondo nazionale che garantisca un contributo mensile per la famiglia nel primo triennio di vita del bambino (secondo l’esperienza svedese, francese etc…) attraverso la riconversione dei fondi provenienti dai risparmi per le spese di funzionamento delle PA, abbattimento rimborsi spese PA, consiglieri regionali, attraverso l’adozione di politiche di sostenibilità: raccolta differenziata, riciclo carta, etc;

7)l’ampliamento dell’offerta dei servizi per i bambini e la famiglia, la riconversione d’immobili pubblici inutilizzati per promuovere e favorire lo svolgimento di attività extra-curriculari per i bambini.

Partecipa anche tu al dibattito, seguici, vota e commenta la proposta su:

Prima Persona Ideascale

Lavorare e non solo con i figli..

LAV_FIGMammaiutamamma vi augura buon anno!

Continua ad interrogarsi con voi su come conciliare maternità e lavoro. Il nostro obiettivo è raccogliere i vostri punti di vista e la vostra esperienza su questo tema. Quali sono le soluzioni migliori per crescere i propri figli senza rinunciare ad educarli e senza perdere la loro crescita per lavorare?

Come dice il presidente dell’Uruguay, Josè Mujica, il primo ambiente da preservare quando si parla di sviluppo sostenibile, è la felicità umana. Non possiamo vivere nel senso di colpa di non essere riuscite ad adempiere bene nessun compito, lavoro/carriera, genitore/educazione.

Non è sempre facile quando i bambini sono piccoli e facilmente soggetti a malattie, quando sono più d’uno. Il mio pensiero laterale suggerisce: la quotidianità prima di tutto è capacità di adattamento e per costruire la felicità di cui si parla bisogna essere..flessibili..

..ai nuovi tempi e contratti di lavoro, alle nuove condizioni di welfare, alle nuove dimensioni della comunicazione, ai nuovi modelli di educazione e consumo, alle nuove malattie e ai nuovi rimedi pediatrici.

Bisogna essere sempre pronte a camuffare una macchia dell’ultimo secondo sull’abito, rigurgitino flash per eccessivo sballottamento, a cambiare programma dopo averlo stabilito un mese prima, a dimenticarsi un quaderno fondamentale per vostro figlio sulla scrivania o il grembiule pulito nell’armadio.

Bisogna essere pronte al multi-tasking, avere l’orecchio bidirezionale, da una parte segue impulsi provenienti dal lavoro, dall’altra segue i passi e qualsiasi rumore prodotto dai piccoli. I più piccoli tentano azioni d’incursione quando sei concentrata sul computer, su un testo o durante una telefonata, aggrappandosi alle gambe e cominciando gradualmente ad alzare il tono di voce per farsi notare, abbracciare, coccolare.

E’ necessario separare i tempi e i campi della vita nettamente? Come sfuggono questi confini nello stress quotidiano.. Eppure si, bisogna avere la capacità di fermarsi anche quando le risposte richieste sono sempre più rapide. Spegnere la tecnologia e dedicarsi con creatività ai figli. Dopo aver approfittato della scuola e dei riposini per concentrarsi totalmente, bisogna essere pronte a dedicarsi a loro…

La mia vita professionale non è mai stata indeterminata o inserita in un percorso stabile. Dopo la laurea ho intrapreso la carriera del precario, per poi scegliere la libera professione e la partita iva come strumento di emancipazione e crescita professionale.

La formula indipendente di consulente mi ha permesso di gestire tempi del lavoro e  gravidanze-maternità, senza copertura aziendale di nessun tipo. Dopo la nascita di ognuno dei miei tre figli ho richiesto l’assegno di maternità che viene corrisposto, se la domanda è correttamente compilata, una sola volta dall’Inps. Si può fare tutto on-line con assegnazione del pin dispositivo. Per i lavoratori dipendenti e non, esistono congedi di maternità e paternità, irrisori rispetto alle necessità della neo-famiglie.

Abbiamo chiesto alle mamme del nostro network che vivono all’estero di trasmetterci la loro esperienza. A Stoccolma, in Svezia, per i primi 3 anni di ogni figlio, anche di famiglie immigrate, il governo riconosce un contributo mensile, approfondiremo la tematica.

E’ necessario riconoscere la maternità come lavoro. Crescere i nostri figli equivale a distribuire ricchezza in consumi e capitale intellettuale, oltre che garantire l’educazione dei futuri cittadini del mondo, è un mestiere in sé e per sé.

In questa direzione lo Stato dovrebbe costituire un fondo per la maternità che riconosca alle famiglie un contributo per ciascun figlio almeno per il primo triennio di vita, fino all’inserimento del bambino alla scuola materna. Gli asili nido sono scarsi e quelli privati, molto costosi.

Le nostre proposte per una vita familiare sostenibile:

  • la diffusione di asili nido aziendali;
  •  la costituzione del fondo per la maternità per i primi 3 anni di vita del bambino;
  • corrispondenza orario lavoro in ufficio con orario scolastico, de-localizzazione lavoro attraverso l’uso delle tecnologie;
  • aumento di servizi competitivi per bambini e famiglie in orari extra-scolastici, incentivi per l’apertura di spazi ludico-didattico-ricreativi per i bambini nei quartieri di residenza, gestiti da onlus/cooperative specializzate o madri che garantiscano assistenza alle famiglie;
  • aumento degli sgravi fiscali per le famiglie più numerose con la possibilità di scaricare spese vive correnti;
  • abbattimento delle barriere architettoniche per le famiglie nelle metropoli, es. Roma.

Inviaci la tua testimonianza e la tua idea, scrivici a rachele@mammaiutamamma.it

di R. Bonani

Vicine Vicine la rete di supporto per neo-mamme riparte a Roma

Così vicine, così lontane. Da qui è nata l’idea del progetto Vicine…Vicine, appena partito e promosso dall’Associazione Il Melograno Centro Informazione Maternità e Nascita con il finanziamento dell’Assessorato alle Politiche Sociali e per la Famiglia della Provincia di Roma e il patrocinio del Municipio Roma IX.

Un’iniziativa che si propone di realizzare una rete di solidarietà informale per le neo mamme, che, anche essendo vicine di casa, spesso non si conoscono.

In una grande città come Roma la nascita di un figlio può essere vissuta in uno stato di isolamento e solitudine che esaspera le naturali difficoltà iniziali e rende più vulnerabili i genitori. – ha dichiarato Raffaella Scalisi dell’Associazione Melograno –  Le neo-mamme possono aver bisogno di un sostegno o anche semplicemente di qualche consiglio dopo la nascita del bambino. Una funzione protettiva e di accompagnamento da sempre svolta dalla famiglia allargata, anche grazie a quei legami empatici che spontaneamente si creano tra donne che hanno vissuto la stessa esperienza. Dove il semplice parlare e il condividere saperi e pratiche di cura diventa  l’aiuto più prezioso.

Per questo Il Melograno ha avviato una campagna di “reclutamento” di mamme risorsa: persone sensibili alle necessità che si possono avere nei primi mesi dopo la nascita di un bambino, che abbiano voglia di condividere la propria esperienza e mettere a disposizione di un’altra mamma – vicina di casa o di quartiere – un po’ del loro tempo libero.

L’aiuto potrà concretizzarsi in varie forme: dal sostegno all’allattamento all’offerta di aiuto pratico, piccole commissioni come fare la spesa; dall’ascolto e sostegno nei momenti di difficoltà, all’eventuale accudimento del bimbo per consentire alla mamma brevi momenti di riposo; dalla condivisione di  informazioni e conoscenze rispetto alle risorse e ai servizi presenti nel quartiere nell’area materno-infantile, alla promozione di momenti e occasioni di socializzazione. Diventare una mamma risorsa è semplice: basta contattare l’Associazione Il Melograno, che dopo un colloquio inserirà la disponibilità in un’apposita banca-dati.

L’associazione incrocerà l’offerta con la domanda, mettendo in contatto le famiglie che lo richiederanno con la mamma risorsa più vicina.

Chi vuole può contattare l’associazione inviando una mail a info@melogranoroma.it

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Disgrafia, un disturbo dell’apprendimento sottovalutato?

Quando il tuo bambino, nei primi anni di scuola primaria, scrive male in modo persistente e provando eccessiva fatica, forse è disgrafico.

La disgrafia non è una patologia ma oggi è definita un disturbo dell’apprendimento che può accompagnarsi, in alcuni casi, ad altri problemi, come ad esempio la dislessia.

In ogni caso, questa difficoltà, una volta instaurata, porta con sé uno scarso rendimento scolastico e, cosa ancora peggiore, una cattiva autostima del bambino e conseguenti problemi familiari…

La ricerca sui disturbi dell’apprendimento si svolge in diverse sedi scientifiche, ma l’attenzione mirata sulle disgrafie e le relative possibilità di recupero o, meglio, di prevenzione, è ancora sfocata.

Di recente (2008), l’associazione onlus Graficamente, impegnata su questo fronte, ha svolto un’indagine in cui si segnala che le difficoltà grafo-motorie e la disgrafia colpiscono, in Italia, circa il 20% degli alunni al termine della scuola primaria.

Ora si tratta di sostenere, prima di tutto, insegnanti e genitori nel riconoscere le disgrafie effettive ma, ancor più, è importante agire con un’ottica preventiva, quindi già prima della scuola primaria, adottando una pedagogia ed una didattica del gesto grafico che non solo prevengono la disgrafia ma possono concorrere ad un completo e sano sviluppo delle capacità di apprendimento dei bambini, per far loro conseguire un buon livello di autonomia nelle abilità di base.

Graficamente continua il suo impegno annunciando 2° Convegno Nazionale sulla Disgrafia, dal titolo Dalla fatica … al piacere di scrivere 
 che si terrà a Faenza il 29 settembre 2012, mirando soprattutto alla prevenzione del disagio. Un’ intensa giornata per una preziosa occasione di confronto tra esperti e specialisti del settore, insegnanti e familiari di ragazzi con difficoltà grafo-motorie. In questa occasione l’associazione presenterà i risultati di un’indagine unica in Italia, sulle difficoltà in esame nel passaggio dalla scuole d’infanzia alla scuola primaria.