#DONNA cambiamo la definizione

#donnacambiamoladefinizione
per ridurre il carico di violenza di cui oggi le donne sono vittime anche a causa delle parole che le descrivono.’

Il network sostiene la petizione per l’aggiornamento della voce DONNA nel dizionario Treccani.

L’appello per la revisione di uno dei riferimenti più importanti della cultura italiana è dovuto alla profonda convinzione che ‘sia necessario ridurre il carico di violenza di cui oggi le donne sono vittime anche a causa delle parole che le descrivono.

Stimolate dalla vittoria dell’italiana Maria Beatrice Giovanardi che ha ottenuto dal prestigioso vocabolario di lingua inglese, Oxford Dictionary, l’aggiornamento della parola “woman” e di altri termini sessisti, nel consultare la stessa voce nel dizionario dei sinonimi Treccani, glottologi, lessicografi, personaggi della cultura, hanno firmato e pubblicato l’appello sulla Repubblica, il 4 marzo 2021, perchè nel consultare la voce DONNA, hanno letto quanto segue:

“donna /’dɔn:a/ s. f. [lat. dŏmĭna “signora, padrona”, lat. volg. domna]. – 1. [essere umano adulto di sesso femminile] ≈ ‖ femmina, signora. ↔ uomo. ‖ maschio, signore. ● Espressioni: eufem., buona donna, donna da marciapiede (o di malaffare o di strada o di vita o, eufem., di facili costumi) → □; donna di casa ≈ casalinga, massaia; donna-ragno → □. 2. (fam.) [donna con cui si ha un rapporto sentimentale: la mia d.] ≈ amata, compagna, fidanzata, innamorata, ragazza. 3. (mest., fam.) [donna che attende a pagamento alle faccende domestiche: d. (di servizio) a ore] ≈ cameriera, colf, collaboratrice domestica, domestica, (lett., scherz.) fantesca, (spreg.) serva. ↔ padrona, signora. 4. (gio.) a. [figura delle carte da gioco] ≈ dama, regina. b. [pezzo del gioco degli scacchi] ≈ regina. □ buona donna, donna da marciapiede (o di malaffare o di strada o di vita o, eufem., di facili costumi) [donna che esercita la prostituzione o che è giudicata simile alle prostitute, anche come epiteto ingiurioso] ≈ (volg.) bagascia, (eufem., non com.) baiadera, (volg.) baldracca, (roman., volg.) battona, (eufem.) bella di notte, (spreg.) cagna, cocotte, (eufem.) cortigiana, (spreg.) donnaccia, (eufem.) donnina allegra, (eufem., disus.) falena, (gerg., non com.) gigolette, (eufem.) lucciola, (non com.) lupa, (merid.) malafemmina, (roman., volg.) marchettara, (lett.) meretrice, (region., volg.) mignotta, (eufem.) mondana, (eufem.) passeggiatrice, (eufem., disus.) peripatetica, prostituta, (lett.) putta, (volg.) puttana, (ragazza) squillo, (lett.) sgualdrina, taccheggiatrice, (volg.) troia, (spreg.) vacca, (region., volg.) zoccola. □ donna-ragno [artista circense che esegue esercizi di contorsionismo] ≈ contorsionista. [⍈ CAMERIERA, CAMERIERE, UOMO].”

L’Oxford Dictionary e Zanichelli hanno confermato la fondatezza della necessità della revisione e Mammaiutamamma lancia la challenge perché l’autorevole dizionario online promuova una rivoluzione del linguaggio.

La motivazione per cui più della metà dei sinonimi ha un’accezione misogina, è che Treccani è un testimone storico e sociale delle parole e secondo quanto dichiarato online riflette un marchio misogino che, attraverso la lingua, una cultura plurisecolare maschilista, penetrata nel senso comune, ha impresso sulla concezione della donna. Il dizionario, registrando, a scopo di documentazione, anche tali forme ed espressioni, in quanto circolanti nella lingua parlata odierna o attestate nella tradizione letteraria, ne sottolinea sempre, congiuntamente, la caratterizzazione negativa o offensiva.

Perchè però Treccani si dimentica il suo ruolo di testimonianza attraverso le accezioni negative, riservate alla parola DONNA, relativamente a diversi altri termini e sostantivi?

La comunicazione articolata attraverso la lingua concorre a CREARE e FORGIARE la realtà, Toni Morrison premio Nobel della Letteratura nel 1993, scrisse: Essendo una scrittrice pensa che il linguaggio sia in parte come un sistema, in parte come una cosa vivente sulla quale si ha il controllo, ma soprattutto come un’azione – come un atto che porta a delle conseguenze. Il linguaggio oppressivo fa qualcosa di più che rappresentare la violenza; è la violenza; fa qualcosa di più che rappresentare i limiti della conoscenza; limita la conoscenza. Se è il linguaggio che offusca lo stato o il falso linguaggio dei media stupidi, è l’orgoglioso ma imbalsamato linguaggio dell’accademia o il comodo linguaggio della scienza; se è il linguaggio maligno della legge senza etica, o il linguaggio fatto apposta per discriminare le minoranze, nascondere il suo razzistico saccheggio nella sua sfrontatezza letteraria – esso deve essere rifiutato, modificato e palesato.

Il linguaggio sessista, razzista, fideista fa di più del rafforzare la violenza, E’ VIOLENZA, quando le parole fanno più male delle botte, è l’ultimo messaggio di Carolina Picchio, quattordicenne vittima nel 2013 di offese e denigrazioni riconducibili al fenomeno oggi definito cyberbullismo, si è tolta la vita vittima della catena esponenziale del linguaggio oppressivo.

Ospitiamo le parole che accompagnano la definizione positiva di donna, ricordando che, il 12 aprile 2021, per la prima volta nella storia è stata nominata a dirigere il CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Maria Chiara Carrozza e che dopo 170 per la prima volta nella storia la Reuters è guidata da una donna, italiana, Alessandra Galloni.

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partecipa alla challenge, pubblica la tua foto per il cambiamento.