Minouche, l’egiziana più influente della City

Nemat Shafik Ad appena 36 anni diventa la più giovane Vice Presidente della Banca Mondiale, dopo aver guidato il Dipartimento dello Sviluppo Internazionale a Londra, nominata Vice Direttrice del Fondo Monetario Internazionale, dal 2011 al 2014

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Care mamme, cari genitori

Oggi per la nostra rubrica mamme e leadership parliamo di una delle donne più influenti della city, Nemat (Minouche) Shafik.

Ad appena 36 anni diventa la più giovane Vice Presidente della Banca Mondiale, dopo aver guidato il Dipartimento dello Sviluppo Internazionale a Londra, nominata Vice Direttrice del Fondo Monetario Internazionale, dal 2011 al 2014

Con questa carica ha cercato di influenzare i giocatori internazionali, chiedendo di aiutare più i poveri e meno le banche. Nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1962 e i primi anni di vita hanno una profonda influenza su di lei, dichiarerà infatti nel 2001, quando vivi in un paese povero, sei circondato dalla povertà e il tuo interesse vero è capire perchè alcuni hanno e altri no

Per la Banca Mondiale ha gestito investimenti da 50 miliardi di euro

Adesso è stata chiamata dal numero uno della Banca di Inghilterra, Mark Carney, canadese under 50, outsider con esperienza nei mercati finanziari, uomo della Goldman Sachs, a monitorare i movimenti sui mercati e dei colossi di credito. “Si esce dalla crisi,” ha sostenuto, “recuperando credibilità e stimolando misure in favore del lavoro. La disoccupazione in Europa ha raggiunto livelli inaccettabili.”

Nel 2002 Minouche sposa Raffael Jovine da cui avrà una figlia Nora e un figlio Adam, cui si aggiungono i 3 figli del precedente matrimonio di Jovine. Nel suo libro Chi è chi? la sua lista di interessi è questa: famiglia, amici, musei, arte, teatro, lettura, passeggiate e yoga”.

Mamma acrobata, partigiana dei poveri e del superamento dell’austerità come strumento per la ripresa economica, Nemat riesce a conciliare vita professionale e familiare. Nel 2009 è stata nominata “Donna dell’anno” dal Global Leadership and Global Diversity

La mamma più celebre di Londra ha 3 cittadinanze, egiziana, inglese e americana. Ha una superba leadership, capacità comunicative e una reputazione globale . Sir Suma Chakrabarti, il suo capo al Dfid dichiara al Financial Times che dietro i guanti di velluto c’è il ferro.

A seguire intervista con Nemat Shafik

Stay Tuned!

quando vivi in un paese povero, sei circondato dalla povertà e il tuo interesse vero è capire perchè alcuni hanno e altri no”

Il diritto di dire no alle armi

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di R. Bonani

20 aprile 1999 Columbine High School, 12 morti,

7 novembre 2007, scuola di Jokela Finlandia, 9 morti,

14 dicembre 2012, Sandy Hook Elementary School, 27 morti

30 settembre 2014 Francis High School, liceo cattolico nel quartiere di Bahar, Lahore, Pakistan, 1 morto

Nella tarda mattinata di lunedì 19 aprile 2015, nella scuola di Joan Fuster in Spagna, si è consumata la tragedia più inaspettata per l’istituto di Barcellona. Uno studente tredicenne, dopo aver fatto irruzione nello stabile, armato di balestra, ha ucciso il suo professore

Care mamme cari genitori,

oggi parliamo di quella violenza che non vorremmo mai si scagliasse contro i nostri figli e da loro fosse adoperata, gridiamo a squarciagola no armi e non vogliamo videogiochi troppo violenti e di simulazione.

Le donne del network vivono in una comunità pacifica, crescono i propri figli con la fatica della maternità e il coraggio della chioccia, disdegnando la forza fisica come mezzo per ottenere il proprio fine.

Sono 5 i valori che animano la nostra mission, il rispetto, la solidarietà, la libertà, la partecipazione, la legalità

e continuiamo a pensare di poter esprimere il nostro sogno costruendo ogni giorno un cammino diverso, percorso da grandi, inediti e umili uomini. Immaginiamo un mondo a portata di uomo e di ambiente,

Spazi umani vivibili e sostenibili animano le capitali più grandi e popolose del mondo, la crescita della vita umana nel rispetto di ogni forma di vita e dell’ambiente.

Femminicidio, il 2013 l’anno più violento, secondo il rapporto Eures

25-novembre-giornata-internazionale-contCare mamme, cari genitori,

nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è l’Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, con il secondo rapporto sul femminicidio in Italia, nel 2013, a fotografare un paese sempre più violento.

Sono 179 gli omicidi di donne nel 2013, +14% rispetto all’anno precedente.

La ricerca, a cura di Fabio Piacenti, presentata lo scorso 17 novembre, realizzata attraverso l’elaborazione e l’analisi dei dati estratti della Banca dati dell’Eures (validati dal Ministero dell’Interno), fotografa le dinamiche e l’evoluzione del femminicidio in Italia. Evidenzia il raddoppiamento delle violenze nel centro Italia, il sud supera il nord.

Il 70% dei femminicidi avviene in famiglia, per mano di un uomo e il principale movente è identificato nel possesso. Nel 2013 il 66,4% delle vittime di femminicidio familiare ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell’ex partner.

Si legge nel rapporto “Nell’ultimo decennio sono oltre 330 le donne uccise in Italia, per aver lasciato il proprio compagno. Quasi la metà nei primi 90 giorni dalla separazione – I “femminicidi del possesso” seguono generalmente la decisione della vittima di uscire da una relazione di coppia.”

Purtroppo si assiste anche all’aumento dei matricidi, per il protrarsi, secondo l’Eures, della crisi, che aumenta il disagio sociale e spinge i figli a colpire le madri per questioni economiche .

I segnali più forti sono i maltrattamenti pregressi, nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato o denunciato alle Istituzioni le violenze subite e allora perchè sono morte?

A rispondere ad alcune domande della redazione Viviana Vassura, responsabile ufficio stampa Eures,

 Qual è la metodologia della vostra ricerca?

L’Eures Ricerche Economiche e Sociali ha istituito, già da diversi anni, un Osservatorio sull’Omicidio volontario in Italia, che raccoglie oltre 17 mila casi di omicidio volontario avvenuti in Italia tra il 1990 e oggi, analizzati secondo 216 variabili (144 relative alla vittima e 72 all’autore). Allo scopo di approfondire i diversi aspetti di maggiore interesse criminologico e sociologico e di rilevare i fattori di rischio omicidiario, sono inoltre rilevate alcune informazioni riguardanti la descrizione della scena del delitto, la dinamica della relazione tra la vittima e l’autore negli omicidi di coppia (tra coniugi, conviventi, partner, ex coniugi/ex partner), la presenza di una o più forme di disagio della vittima e dell’autore (disagio psichico, dipendenze, stili di vita a rischio) e il contesto in cui si sviluppano gli eventi, con una particolare attenzione al femminicidio (rilevando i casi in cui l’omicidio ha seguito episodi di violenza, o denunce alle Forze dell’Ordine). Tale lavoro statistico è realizzato attraverso il monitoraggio quotidiano delle diverse fonti giornalistiche e le informazioni analitiche del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale.

Qual è il dato più inquietante che emerge da questo rapporto?

Direi quello che noi abbiamo definito il “lessico dell’odio”: nel 2013 che la prevalenza dei femminicidi (51 vittime, pari al 28,5% dei casi), è stato commesso “a mani nude” (attraverso percosse, strangolamento e soffocamento) evidenziando, rispetto agli omicidi agiti ad esempio attraverso armi da fuoco o da taglio un più alto grado di violenza e rancore.

 Produrrete anche il III rapporto per il 2014?

Il lavoro di raccolta dei dati è quotidiano, ad oggi stiamo infatti raccogliendo e analizzando i casi relativi agli omicidi nel 2014, che a fine anno saranno confrontati e validati con quelli del Ministero dell’Interno. È quindi presumibile che anche l’anno prossimo realizzeremo un approfondimento sul Femminicidio, o su un’altra fattispecie omicidiaria che a nostro avviso merita una più ampia riflessione.

Lei è una donna che messaggio si sente di lanciare a chi è vittima di violenza?

Direi alle donne che subiscono violenze, vessazioni o maltrattamenti i qualsiasi tipo da parte del proprio compagno che non ci sono alibi o scusanti alla violenza di un uomo su una donna, perché un uomo che utilizza la violenza (anche psicologica) per affermare la propria forza o per umiliare la propria compagna quasi sicuramente continuerà a farlo. Il 30% delle donne vittime di omicidio all’interno di una relazione di coppia aveva subito maltrattamenti “noti” pregressi (ma probabilmente il dato è ancora più alto, considerando l’elevato “numero oscuro”, costituito dall’omertà e dalla mancata denuncia da parte delle vittime). Probabilmente se al primo segnale di violenza quelle donne avessero allontanato il loro carnefice adesso sarebbero ancora vive.

 Grazie Viviana Vassura per il vostro impegno e il vostro lavoro,

La nostra redazione continuerà a tenere i lettori aggiornati sulle misure e i dati di questo fenomeno

di R. Bonani

Stay Tuned,

scriveteci a rachele@mammaiutamamma.it

Scarica qui la Sintesi Femminicidi 2014 EURES

Arriva dalla Silicon Valley la soluzione per conciliare lavoro e famiglia

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Sono proprio i colossi del social network a lanciare la proposta, Twitter e Facebook adottano la criogenesi per garantire alle proprie lavoratrici, la maternità, potendola rimandare per dedicarsi di più e meglio al lavoro.

Per molti è Sheryl Sandberg la mente di questa nuova trovata aziendale. Classe 1969, direttore operativo di Facebook, 66°donna più influente al mondo, secondo Forbes, madre di due figli, autrice del testo Lean in, che analizza le cause per cui le donne faticano ad affermarsi nel mondo del lavoro e suggerisce come rimuovere questi ostacoli.

Un dibattito acceso negli Stati Uniti, negli ultimi anni, che è nato dalle riflessioni di leader e top manager, rosa. A partire da Anne Marie Slaughter, consigliera di Obama, fino all’amministratore delegato di Yahoo, Marissa Mayer e le dirigenti Indra Nooyi, Virginia Rometty, Mary T. Barra, si continua a discutere sulla conciliazione tra famiglia e lavoro.

Facebook è la prima azienda ad offrire un bonus che copre tutte le cure per la fertilità, fino a un massimo di 20 mila dollari, il colosso guidato da Tim Cook, avvierà la procedura a partire dal gennaio 2015. Un beneficio e un investimento sulle donne secondo Brigitte Adams, creatrice del forum Eggsurance.com, mentre per la ex dipendente di Facebook e scrittrice Kate Loss si tratterebbe di ridurre la vita umana ad una clausola contrattuale per garantire i ricavati dell’azienda.

La crioconservazione degli ovuli è una tecnica complessa, gli ovuli, pieni di acqua, possono formare cristalli di ghiaccio, nel processo di congelamento, capaci di comprometterne l’integrità.

In Italia l’approvazione della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, ha vietato il congelamento degli embrioni e ha prodotto lo studio alternativo della crioconservazione degli ovuli. La cura non è semplice, bisogna assorbire massicce dosi di ormoni per produrre i numerosi ovociti da prelevare, che saranno conservati nell’attesa di essere utilizzati, se non compromessi durante lo scongelamento.

Quello che è certo è che, anche in questo caso, si chiede alla donna di privarsi di qualcosa per ottenere parità in carriera, e voi:

siete d’accordo con la crioconservazione degli ovuli come soluzione per lavorare di più senza rinunciare alla famiglia?

è questo secondo voi il modo giusto di conciliare vita familiare e vita professionale?

Scriveteci a:

rachele@mammaiutamamma.it

Segue l’intervista alla ginecologa del network Francesca Donadio

Stay Tuned!

Anna Politkovskaia, disonore russo

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Care mamme, cari genitori,

oggi per la nostra rubrica Mamme e leadership ricordiamo una mamma speciale, all’avanguardia che, per le sua innata curiosità, ostinazione e bravura, ha sacrificato la vita, in nome di una verità troppo scomoda.

Anna Politkovskaia è stata uccisa a colpi di pistola, mentre rientrava nella sua casa, a Mosca, il 7 ottobre del 2006. Al momento della sua morte è la maggiore esperta di Cecenia, il tema più scottante dell’attualità russa.

Figlia di due diplomatici sovietici, nata a New York nel 1958, Anna si laurea nell’82 a Mosca, dove, nelle prime manifestazioni della perestroika, incontra il marito, Alexander Politovskij.

Madre di Ilija e Vera, dopo un periodo di maternità, lontana dal lavoro e dalla passione politica, comincia a fare la cronista. La sua è la leadership della fuori classe, una reporter in prima linea di quel tipo di “giornalismo che comporta uno sguardo diretto su ciò che succede, che non solo viene perseguitato, ma si rischia anche la vita.” Lo scrive lei stessa nel 2003.

Dal 1999 Anna lavora alla Novaja Gazeta e, da sempre si occupa di profughi. E’ l’unico essere umano che, nel sequestro della Dubrovka, iniziato il 23 ottobre del 2002 e durato 3 giorni, si preoccupa di portare acqua agli ostaggi, diventando così, il naturale negoziatore in un attentato che si contraddistingue per il numero di donne kamikaze. Le sue azioni hanno avuto la capacità di cambiare il corso della storia.

Da qui i sospetti che l’avvelenamento di Anna nel settembre 2004, sia stato finalizzato a evitare la sua mediazione con i separatisti ceceni asserragliati in una scuola di Beslan, lasciando campo libero all’intervento armato delle forze speciali russe. L’operazione si conclude in un massacro: 334 bambini, le vittime ufficiali tra gli ostaggi.

E proprio dal paese per cui si batte tutta la vita arrivano i suoi sicari. Sono 5 i condannati nel primo verdetto, a maggio 2014. La mano dell’esecutore è quella di uno dei fratelli Makhmudov che agisce insieme ad altri 4 complici, ancora niente sui mandanti.

Vogliamo ricordare una donna che nella sua comunità, in un paese pieno di contraddizioni, dopo essersi dedicata alla famiglia, ha scelto di credere fino in fondo in quello che faceva.

“Sono agghiacciata pensando alle reazioni dei miei cinici contestatori di Mosca, che non sono andati mai in una zona di conflitto e sparano giudizi in continuazione su cose che non conoscono. Odio questa gente perchè non vuole pensare alla cosa più importante, alla nostra guerra così com’è, senza pretesti ideologici, a questa guerra combattuta con metodi criminali grazie agli sforzi congiunti della maggior parte della nostra popolazione. In un solitario faccia a faccia non so più come confrontarmi con queste pratiche. Sono ancora viva, ma non è forse al prezzo della vita altrui? Come abbiamo potuto accettare che questa guerra spazzi via il buon senso e metta sotto sopra tutti i riferimenti e tutta la razionalità di uno stato civile? Noi, inariditi dalla guerra, odiamo più spesso di quanto amiamo. Stringiamo i pugni volentieri, ma abbiamo difficoltà a riaprire le mani. E ancora una volta, invece, di respirare l’aria a pieni polmoni, ci nutriamo del sangue dei nostri compatrioti senza battere ciglio.”

di R. Bonani

Una questione di genere: Italicum un passo indietro?

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Care mamme,

oggi parliamo di parità o forse meglio, equità di genere, che passa anche attraverso l’adozione e l’applicazione di leggi che garantiscano la rappresentanza delle donne nei ruoli centrali delle istituzioni e delle aziende, come la legge 12 luglio 2011, n. 120.

Questa norma stabilisce che gli organi di amministrazione e controllo (cda e collegio dei sindaci) delle società quotate e quelli delle società controllate da pubbliche amministrazioni dovranno essere rinnovati riservando una quota pari ad almeno un quinto dei membri al genere meno rappresentato. Questa percentuale sale dal 20 al 33% nel secondo e nel terzo rinnovo degli organi. Tra circa 9 anni, alla fine dei tre mandati, cesserà l’operatività delle quote di genere.

E alla Camera è stato bocciato oggi, 10 marzo 2014, a scrutinio segreto l’emendamento che prevede l’alternanza dei sessi nei posti in lista, le cosiddette quote rosa. I voti contrari all’emendamento sono stati 335, e i favorevoli 227.

Il testo originale dell’Italicum dice che c’è la garanzia che in lista ci sia la metà dei candidati donne, ma non la certezza che ci sia la parità di genere fra gli eletti. Infatti non più di due candidati dello stesso sesso possono essere in posizioni consecutive, pena l’inammissibilità della lista. Questo però comporta che i primi due in lista potrebbero essere uomini e sarebbero evidentemente i più facilmente eleggibili.

L’emendamento proposto dalla deputata pd Agostini Roberta a firma bipartisan, per cui “nella successione interna delle liste non possono esservi due candidati consecutivi del medesimo genere, a pena di inammissibilità“, è stato bocciato. Come anche l’emendamento bipartisan alla legge elettorale che prevedeva che, almeno il 40% dei capilista fossero donne, in ogni regione. Un nuovo passo indietro verso l’equità che a nostro avviso deve necessariamente contenere:

  • la parità di condizioni di accesso alle professioni;
  • strumenti di conciliazione dei tempi di vita familiare e professionale;
  • incentivi all’imprenditoria femminile;
  • il rafforzamento della rete di protezione dalle pratiche di mobbing sul lavoro, dalle lettere di licenziamento in bianco e dalle dinamiche professionali deviate nei confronti della donna e della maternità;
  • parità di stipendio e di opportunità di avanzamento professionale;
  • un’educazione culturale finalizzata all’equità, al rispetto della dignità della donna, della non violenza agendo già a partire dalle scuole primarie;

E a suffragare la tesi di un welfare e di condizioni di genere, ancora oggi, squilibrate sono i dati del rapporto giovani 2013, promosso dall’Istituto Toniolo, che parlano di Millennial, donne di età compresa tra 18 e 35 anni, che pensano alla famiglia, ma non la cercano, per paura di perdere occasioni e affermazioni professionali, ritardando a proprio rischio e pericolo la maternità, per timore.

E ancora i numeri della mattanza che non si fermano, non sorprende di sentire che l’8 marzo sono 3 le vittime da aggiungere alla lista già troppo lunga di femminicidi del 2014, 21 in tutto dall’inizio dell’anno.

Pensando che sia essenziale continuare a riflettere sul ruolo della donna, madre, professionista, leader, nella storia e nel quotidiano e convinte che solo ragionando insieme si possa raggiungere una consapevolezza condivisa che potenzia la rete di sostegno, le pratiche di condivisione, e garantisce il miglioramento della qualità della vita anche oggi vi proponiamo il nostro sondaggio:

 

di R. Bonani

Yulia Tymoshenko, mamma leader, finalmente libera sulle macerie di un paese in rivolta

UCRAINA: TIMOSHENKO, LA GIOVANNA D'ARCO DI KIEV, CONDANNATA

Il 22 febbraio 2014 è stata finalmente liberata la leader Yulia Tymoshenko, prima donna a ricoprire l’incarico di primo ministro in Ucraina, madre di Eugenia, che non ha mai smesso di lottare durante la sua prigionia.

La pasionaria della Rivoluzione arancione è stata rilasciata sulla sedia a rotelle dall’ospedale-carcere di Kharkiv. E’ uscita dopo l’ok del Parlamento di Kiev, in base a una decisione della Corte europea per i diritti dell’Uomo, del 29 aprile 2013, che depenalizza il reato di “abuso d’ufficio”, per il quale nell’ottobre 2011, Yulia era stata condannata a sette anni di reclusione.

Yulia Tymoshenko ha ricoperto l’incarico di primo ministro per alcuni mesi nel 2005 e successivamente dal 2007 al 2010, anno in cui perse le presidenziali al ballottaggio, contro Viktor Ianukovich, il capo dello Stato destituito sabato.

Dopo settimane di sanguinosi scontri culminati in una battaglia di 72 ore a Kiev, venerdì 21 febbraio è arrivato l’accordo con la convocazione di elezioni presidenziali anticipate, la formazione di un governo di unità nazionale e la liberazione della Tymoshenko. Alla guida del paese c’è Oleksandr Turcinov, alleato di ferro di Tymoshenko, nominato presidente ad interim. Le prime cifre ufficiali parlano di  82 morti e 645 feriti. 

“È caduta la dittatura”: queste le prime parole dell’ex premier, 53 anni, appena rilasciata. “Oggi – ha detto la Tymoshenko – l’intero nostro Paese può vedere il sole e il cielo perché oggi la dittatura è caduta. E la dittatura è caduta non grazie ai politici e ai diplomatici, ma grazie a coloro che sono scesi in strada riuscendo a proteggere le loro famiglie e il loro Paese. Ora – ha aggiunto – dobbiamo fare di tutto per assicurare che i manifestanti non siano morti invano”.

La principessa del gas, la donna più potente del mondo nel 2005 secondo Forbes, la pasionaria della rivoluzione arancione, Yulia Timoshenko, continua ad impegnarsi per il suo paese e ha già dichiarato di volersi ricandidare alle presidenziali.

Nella piazza Maidan di Kiev, la sera del 22 febbraio ha deposto dei fiori per le vittime della repressione dichiarando: “sono i miei eroi”.

di R. Bonani

Womenomics, l’impresa si tinge di rosa!

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Care mamme,

oggi continuiamo a discutere sul tema mamme e leadership e lo facciamo pubblicando un estratto del libro di Gianpaolo Bonani, L’impresa aumentata, che ci racconta la womenomics.

Il termine è stato coniato da Kathy Matsui, partner giapponese della banca d’affari Goldman Sachs, che ha voluto stimare il contributo aggregato che le donne danno allo sviluppo dell’economia mondiale.

Economia e impresa al femminile, come dice Alain Touraine, “le donne stanno diventando motore di un cambiamento politico perchè possono immaginare un modello sociale alternativo a quello maschile, ormai vecchio di secoli, entrato in crisi.”

E così il nostro autore descrive l’economia rosa e il suo potenziale.

“Nel 1950 le donne erano un quarto dei lavoratori. Oggi sono il 58%. Se in Italia l’occupazione femminile uguagliasse quella maschile l’avanzamento del PIL sarebbe del 22 per cento. Le piccole imprese a conduzione femminile sono nate in Italia nell’ultimo quinquennio al ritmo di 20.000 ogni anno, quasi sempre senza sostegni pubblici particolari e spesso senza analisi di mercato. Su 6 milioni di imprese, quelle guidate da donne sono il 23 %, cioè oltre 1,3 milioni.

Le startup rosa non sono occasionali, ma un fenomeno continuo. Le donne sono ottime imprenditrici dell’e-commerce. Le imprenditrici che gestiscono negozi su eBay erano oltre 5.000 nel 2011. Sul versante commerciale è sempre più rilevante la presenza femminile in rete.

Ci sono oltre 2 milioni di mamme sui social network e sui blog. Digital Mom è un fenomeno internazionale che porta le madri a consultarsi per risolvere i problemi di gestione casa-lavoro e per gli acquisti di prodotti di prima necessità domestica.

 Nella famiglia cellulare, padre, madre, figli, lei non ha più i compiti forzati della famiglia allargata tradizionale. Che abbia studiato o no, che lavori o gestisca l’economia domestica, conta per la metà della vita di casa. La madre “domestica” non è più maggioritaria e la “donna attiva” è il riferimento che s’impone. Non è più al servizio di un uomo, è libera nei suoi movimenti e percorre il mondo”. La descrizione corrisponde allo stereotipo della donna dei paesi economicamente benestanti, anche se non coglie l’immagine completa del più grande motore dell’economia mondiale, il consumo femminile.

La centralità della donna nell’economia viene conclamata. Non è solo una questione di marketing, che punta a massimizzare i comportamenti d’acquisto dell’esercito femminile. I sociologi sono convinti che si stia entrando in un’epoca segnata dalle virtù femminili. La donna è un animale razionale che possiede l’istinto al feed-forward “grazie alla sua maggiore capacità di relazionamento reciprocante”, dice Stefano Zamagni. La donna ha un sistema motivazionale in cui prevalgono le componenti intrinseche (etiche) e trascendenti (spirituali) che non si basano quindi  solo sulla ricompensa in denaro e potere (tendenza prevalente nel maschio). “La donna tende a privilegiare la competizione cooperativa – quella del win-win – piuttosto che con la competizione posizionale – quella del superstar effect: winner takes all, the loser loses everything. Ora, non vi è chi non veda come, con l’attuale traiettoria tecnologica basata sul lavoro di squadra, sia la competizione cooperativa a ottenere i migliori risultati.

La vera diversità delle donne viene dall’esperienza di cui sono portatrici. Sono state rinchiuse per troppi secoli nel privato. La loro irruzione nello spazio politico è la fine di una vistosa assenza. Sono portatrici, non per caratteristiche psicologiche ma storiche, di un nuovo interesse per la sfera pubblica, proprio in quanto tradizionalmente escluse. Le rivendicazioni femminili sono globali, hanno un discorso più inclusivo. È un processo lungo e che non dobbiamo valutare con gli occhi del passato. Gli uomini sono rivoluzionari, le donne sono democratiche. Sono capaci di elaborare progetti di riforma di società. 

 Scarica QUI il capitolo integrale

Stay Tuned!

Cile, la leadership è delle mamme

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Care mamme, cari genitori,

oggi per la nostra rubrica Mamme e leadership, parliamo del Cile.

Tra due giorni, il 15 dicembre 2013, il paese torna alle urne per eleggere il suo Presidente della Repubblica. E’ ballottaggio e il Cile sceglie, per la prima volta, due donne, mamme entrambe di 3 figli.

E’ Michelle Bachelet la favorita, madre di Sebastian, Francisca e Sofia, figlia del generale ucciso nel ’74, Alberto Bachelet, già eletta presidente nel 2006, leader della formazione di sinistra Nueva Mayoria.

La sua avversaria, Evelyn Matthei, è mamma di Jorge, Roberto e Antonia, candidata di centrodestra dell’Alianza, la coalizione che appoggia il presidente uscente, Sebastian Pinera.

Cardini del programma politico di Michelle sono l’educazione, la pianificazione finanziaria e un nuova costituzione con un forte riconoscimento e una forte tutela dei diritti umani, del pluralismo e della libertà d’espressione. Il suo programma economico punta su una forte azienda nazionale del petrolio e una programmazione partecipata tra autorità, imprese e società civile.

La Matthei centra la sua comunicazione politica sull’economia, le pensioni e la salute pubblica. I tratti sono fortemente rosa: una campagna di genere che assicura posti di lavoro, secondo il modello tedesco, anche, e soprattutto, a donne emancipate e potenzia il sistema sanitario nazionale, aumentando il numero di consultori d’eccellenza e l’efficienza degli ospedali. Anche la Matthei mette al centro della campagna elettorale la scuola promettendo più fondi e un’educazione qualitativa.

Il primo turno di votazioni si è svolto il 17 novembre 2013, di 9 candidati sono rimaste loro, Michelle e Evelyn. Il risultato ha visto prevalere la nuova maggioranza della Bachelet con il 46,67% mentre la destra si è assestata al 25,01% di voti. Ora il paese è pronto a tornare al voto.

Nelle elezioni parlamentari del 17 novembre è entrata in Parlamento un’altra mamma seguita dal network, la pasionaria, delle manifestazioni studentesche cilene del 2011, Camila Vallejo. 25 anni, ex presidente della Federazione Studentesca (Fech), Camilla è stata eletta tra le file di Gioventù Comunista che sostiene la coalizione Nueva Mayoria della socialista Bachelet e da poco ha avuto un figlio!

Stay tuned!

di R. Bonani

Si può essere madri e professionisti affermate al tempo stesso? Il caso giapponese

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Care mamme,

anche quest’anno mammaiutamamma.it si interroga con voi su come conciliare maternità e professione.

Obiettivo del network è promuovere nuovi modelli culturali che presentino un’inedita mamma, donna che vive l’orizzonte familiare e il percorso professionale secondo nuovi paradigmi.

L’articolo che ci ha incuriosito è stato pubblicato dalla BBC,  l’autore Rupert Wingfield-Hayes, inviato a Tokyo per l’emittente anglosassone, testimonia le scelte delle neomamme in Giappone.

Il 70% delle professioniste giapponesi abbandona il lavoro appena rimane in cinta e le donne, se mamme, impiegano il doppio del tempo degli uomini per ottenere una posizione altamente qualificata, solo il 5% dei direttivi delle grandi aziende è composto da donne, e solo 1% delle donne giapponesi è imprenditrice con salariati, secondo l’OECD, rapporto Closing the gender gap now.

Rette scolastiche proibitive, orari di lavoro estenuanti e un concetto di paternità poco collaborativa, solo il 2,6% dei padri passa 3 ore al giorno con i propri figli, rendono difficile per qualsiasi donna e genitore progettare e prendersi cura di una famiglia, facendo salire anche il numero dei bambini abbandonati.

Così uno dei paesi industrializzati più potente del mondo sacrifica la creatività, la professionalità della donna e un incremento del PIL sull’altare di una società conservatrice e diseguale. Una maggiore parità di diritti  e accesso al mercato del lavoro, sempre secondo il rapporto OECD, farebbe crescere il PIL del 20% in meno di 20 anni.

E allora vi chiediamo è possibile secondo voi conciliare vita professionale e maternità? Come dobbiamo ripensare la paternità e i congedi di genitorialità per garantire il pieno appagamento della persona umana e la crescita di un nucleo familiare equilibrato?

Commentate e scriveteci su:

rachele@mammaiutamamma.it

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di R. Bonani