Femminicidio, il 2013 l’anno più violento, secondo il rapporto Eures

25-novembre-giornata-internazionale-contCare mamme, cari genitori,

nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è l’Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, con il secondo rapporto sul femminicidio in Italia, nel 2013, a fotografare un paese sempre più violento.

Sono 179 gli omicidi di donne nel 2013, +14% rispetto all’anno precedente.

La ricerca, a cura di Fabio Piacenti, presentata lo scorso 17 novembre, realizzata attraverso l’elaborazione e l’analisi dei dati estratti della Banca dati dell’Eures (validati dal Ministero dell’Interno), fotografa le dinamiche e l’evoluzione del femminicidio in Italia. Evidenzia il raddoppiamento delle violenze nel centro Italia, il sud supera il nord.

Il 70% dei femminicidi avviene in famiglia, per mano di un uomo e il principale movente è identificato nel possesso. Nel 2013 il 66,4% delle vittime di femminicidio familiare ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell’ex partner.

Si legge nel rapporto “Nell’ultimo decennio sono oltre 330 le donne uccise in Italia, per aver lasciato il proprio compagno. Quasi la metà nei primi 90 giorni dalla separazione – I “femminicidi del possesso” seguono generalmente la decisione della vittima di uscire da una relazione di coppia.”

Purtroppo si assiste anche all’aumento dei matricidi, per il protrarsi, secondo l’Eures, della crisi, che aumenta il disagio sociale e spinge i figli a colpire le madri per questioni economiche .

I segnali più forti sono i maltrattamenti pregressi, nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato o denunciato alle Istituzioni le violenze subite e allora perchè sono morte?

A rispondere ad alcune domande della redazione Viviana Vassura, responsabile ufficio stampa Eures,

 Qual è la metodologia della vostra ricerca?

L’Eures Ricerche Economiche e Sociali ha istituito, già da diversi anni, un Osservatorio sull’Omicidio volontario in Italia, che raccoglie oltre 17 mila casi di omicidio volontario avvenuti in Italia tra il 1990 e oggi, analizzati secondo 216 variabili (144 relative alla vittima e 72 all’autore). Allo scopo di approfondire i diversi aspetti di maggiore interesse criminologico e sociologico e di rilevare i fattori di rischio omicidiario, sono inoltre rilevate alcune informazioni riguardanti la descrizione della scena del delitto, la dinamica della relazione tra la vittima e l’autore negli omicidi di coppia (tra coniugi, conviventi, partner, ex coniugi/ex partner), la presenza di una o più forme di disagio della vittima e dell’autore (disagio psichico, dipendenze, stili di vita a rischio) e il contesto in cui si sviluppano gli eventi, con una particolare attenzione al femminicidio (rilevando i casi in cui l’omicidio ha seguito episodi di violenza, o denunce alle Forze dell’Ordine). Tale lavoro statistico è realizzato attraverso il monitoraggio quotidiano delle diverse fonti giornalistiche e le informazioni analitiche del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale.

Qual è il dato più inquietante che emerge da questo rapporto?

Direi quello che noi abbiamo definito il “lessico dell’odio”: nel 2013 che la prevalenza dei femminicidi (51 vittime, pari al 28,5% dei casi), è stato commesso “a mani nude” (attraverso percosse, strangolamento e soffocamento) evidenziando, rispetto agli omicidi agiti ad esempio attraverso armi da fuoco o da taglio un più alto grado di violenza e rancore.

 Produrrete anche il III rapporto per il 2014?

Il lavoro di raccolta dei dati è quotidiano, ad oggi stiamo infatti raccogliendo e analizzando i casi relativi agli omicidi nel 2014, che a fine anno saranno confrontati e validati con quelli del Ministero dell’Interno. È quindi presumibile che anche l’anno prossimo realizzeremo un approfondimento sul Femminicidio, o su un’altra fattispecie omicidiaria che a nostro avviso merita una più ampia riflessione.

Lei è una donna che messaggio si sente di lanciare a chi è vittima di violenza?

Direi alle donne che subiscono violenze, vessazioni o maltrattamenti i qualsiasi tipo da parte del proprio compagno che non ci sono alibi o scusanti alla violenza di un uomo su una donna, perché un uomo che utilizza la violenza (anche psicologica) per affermare la propria forza o per umiliare la propria compagna quasi sicuramente continuerà a farlo. Il 30% delle donne vittime di omicidio all’interno di una relazione di coppia aveva subito maltrattamenti “noti” pregressi (ma probabilmente il dato è ancora più alto, considerando l’elevato “numero oscuro”, costituito dall’omertà e dalla mancata denuncia da parte delle vittime). Probabilmente se al primo segnale di violenza quelle donne avessero allontanato il loro carnefice adesso sarebbero ancora vive.

 Grazie Viviana Vassura per il vostro impegno e il vostro lavoro,

La nostra redazione continuerà a tenere i lettori aggiornati sulle misure e i dati di questo fenomeno

di R. Bonani

Stay Tuned,

scriveteci a rachele@mammaiutamamma.it

Scarica qui la Sintesi Femminicidi 2014 EURES

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